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Norvegia prima nella classifica di sostenibilità dei Paesi Ocse. L’Italia retrocede al 28° posto

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E’ un podio tutto scandinavo, con la Norvegia collocata sul gradino più alto, quello della classifica semestrale di sostenibilità dei Paesi Ocse, che viene stilata da Degroof Petercam AM dal 2007. La classifica valuta la sostenibilità dei 34 Paesi Ocse in base alla media delle posizioni in cinque aree principali (trasparenza e valori democratici, ambiente, istruzione e popolazione, sistema sanitario e distribuzione della ricchezza, e infine economia) allo scopo di definire l’universo di investimento del fondo obbligazionario governativo SRI DPAM L Bonds Government Sustainable, dal quale vengono esclusi quei Paesi che occupano la metà inferiore della classifica. Oltre ai cinque indicatori principali, viene preso in considerazione anche un indicatore di tendenza, che tiene conto dei progressi attuati da ciascun Paese nel tempo in tema di sostenibilità, in modo da “premiare” contemporaneamente i Paesi che sono risultati più virtuosi e quelli che hanno compiuto i maggiori passi in avanti. “Sulla base di una nostra metodologia – spiega Ophélie Mortier, responsabile investment strategist di Degroof Petercam AM – ciascun Paese viene valutato in merito alla capacità di affrontare le sfide della sostenibilità e all’impegno nel rispondere alle necessità della generazione attuale, senza compromettere il benessere delle generazioni future. Tale analisi ha dimostrato tutto il suo valore durante la crisi del debito dell’area euro, consentendoci di valutare al meglio la capacità di ciascuno Stato sovrano di far fronte ai propri impegni”.
 
Il primato scandinavo
 
Il primo posto della classifica di sostenibilità è quindi occupato dalla Norvegia (era sesta nella rilevazione del secondo semestre 2015), seguita da Svezia (stabile al secondo posto) e dalla Danimarca, che perde così il primato. Come spiega Mortier, al netto di un’economia ancora dipendente dal petrolio, sono stati premiati gli sforzi della Norvegia sul fronte delle energie rinnovabili, anche se il Paese mostra ancora importanti margini di miglioramento in tema di efficienza energetica alla luce dell’alto tasso dei consumi energetici in un contesto di crescita economica. Completano il quadro positivo, istituzioni politiche solide e una sostanziale assenza di ineguaglianze sociali, oltre a un reddito pro-capite più alto della media dei Paesi Ocse
 
L’Italia retrocede
 
L’Italia si colloca solo ventottesima perdendo tre posizioni rispetto a un anno fa, e rimane quindi fuori dall’universo di investimento insieme ad altre nazioni importanti come Stati Uniti (25° posto), Francia (18°) e Giappone (20°).Dell’Italia preoccupano, oltre alla situazione economica, il basso tasso di fertilità e l’indice di dipendenza dagli anziani, l’assenza di investimenti reali in ricerca e sviluppo e la drammaticità dei dati sulla disoccupazione giovanile”, è il commento di Mortier. Che aggiunge: “Oltre ai già noti fattori di criticità relativi alla governance del Paese (incidenza della corruzione e solidità delle istituzioni), gli indicatori sociali non stanno mostrando alcun segnale di miglioramento. I dati in tema ambientale poi non sono confortanti ed emerge uno sforzo limitato anche sul fronte delle energie rinnovabili”. L’Italia, che dal 2007 perde posizioni in classifica, esce perdente anche da un confronto ravvicinato con altre realtà dell’Europa meridionale, quali Spagna, Portogallo e Grecia. Più in dettaglio, nel pilastro “Trasparenza e Valori Democratici” perdiamo due punti (“incidenza della corruzione” -2, “solidità delle istituzioni” -1); in quello “Istruzione” si registra un calo di 2,5 punti, principalmente per la più bassa qualità del nostro sistema educativo. In negativo anche il punteggio sulla “Distribuzione della ricchezza”, che ben si combina con un basso coefficiente GINI (grado di diseguaglianza) attribuito al nostro Paese dall’Istat.