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Non stupisce la tenuta di Piazza Affari: il Referendum non è la Brexit (analisti)

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In attesa di indicazioni dal consiglio dei ministri sulla formazione del futuro governo che cercherà di traghettare l’Italia verso una nuova tornata elettorale, probabilmente non prima della prossima estate, si rincorrono i giudizi degli analisti internazionali che cercano di delineare il possibile scenario politico del dopo referendum italiano e di come posizionarsi a livello di portafoglio per cercare di sfruttare al meglio questo clima di tensione dei mercati.

Gli analisti di Amundi commentano l’attualità odierna sottolineando come, a differenza di quanto accaduto per la Brexit prima, e per le elezioni di Donald Trump successivamente, la vittoria del fronte anti-establishment in questo caso era data per favorita. Un fattore cruciale che spiega il movimento dei mercati internazionali e la sostanziale tenuta dei listini di Piazza Affari, almeno fino a questo momento.
E’ quindi probabile che il risultato del referendum “sia stato già parzialmente assorbito e non dovrebbe quindi produrre una reazione forte sul mercato e ulteriori effetti negativi potrebbero essere più limitati rispetto a quelli di giugno dopo lo shock Brexit” sottolinea un report odierno.

Tra i fattori che spiegano la tenuta odierna dei listini anche la prossima riunione della Banca Centrale Europea. Giovedì prossimo 8 dicembre la BCE potrebbe annunciare un’estensione del programma di Quantitative Easing oltre la data di marzo 2017.
E’ inoltre probabile che l’istituto guidato da Mario Draghi continui ad impegnarsi per raggiungere i suoi obiettivi in termini di inflazione e per preservare la stabilità finanziaria; “ci aspettiamo che la BCE faccia tutto il possibile per mantenere bassi i rendimenti dei titoli di Stato all’interno della zona Euro” precisano gli esperti.

Per il dopo Renzi è probabile che venga istaurato un governo tecnico in grado di portare a termine una riforma della legge elettorale. “L’Italia non può correre il rischio di veder depotenziato il processo di riforme”. Secondo Amundi inoltre sono improbabili immediate elezioni anticipate “perché la legge elettorale avrebbe bisogno di essere cambiata prima”.

Gli esperti alla luce delle loro considerazioni hanno confermato il loro scenario di reflazione moderata attendendosi che “la crescita globale dovrebbe attestarsi intorno al 3% annuo per il 2016-2017, con la crescita economica guidata ora maggiormente dalla domanda interna che dal commercio globale; le politiche monetarie rimarranno molto accomodanti (soprattutto per la BCE e la Banca del Giappone); le politiche fiscali di tutto il mondo sono destinate a diventare più espansive; i fondamentali dei mercati emergenti continueranno a migliorare”.