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Non solo Argentina e Turchia: rischio contagio emergenti, fuga investitori da ETF a record in quattro anni

Caso Argentina recidivo: paese ha trascorso gli ultimi tre anni indebitandosi con prestiti enormi e ha fatto default sui propri debiti internazionali per ben 7 volte dall’indipendenza ottenuta nel 1816.

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Alert globale, sale il rischio contagio dei mercati emergenti, con gli investitori che scappano a gambe levate dagli asset, e non solo di Argentina, Turchia e Brasile. Come dimostrano questi casi, le banche centrali stanno perdendo il controllo della situazione: il peso argentino continua a crollare nonostante gli aiuti dell’Fmi,  la banca centrale del Brasile sta cercando disperatamente di arginare gli attacchi speculativi contro il real offrendo miliardi di dollari in contratti swap; ma a remare contro di essa, così come contro le valute dei mercati emergenti, è la politica di strette monetarie della Federal Reserve, che sostengono il dollaro a danno della moneta brasiliana e non solo.

La situazione è tale che è stato uno stesso funzionario della banca centrale brasiliana ad ammettere a Bloomberg che la strategia prima o poi imploderà visto che il volume di swap valutari che l’istituto sta offrendo al fine di ridurre la volatilità del real non riuscirà a essere sostenibile fino alle elezioni del prossimo ottobre.

Il grafico accanto è chiaro: gli interventi per sostenere il real non stanno dando i risultati sperati, con il secondo intervento in una settimana che ha chiaramente fallito nel raggiungimento del suo obiettivo.

Per non parlare della nota “Eye on the Market” firmata da Michael Cembalest, direttore degli investimenti di JP Morgan Asset Management, da cui emerge che l’Argentina e la Turchia sarebbero praticamente spacciate.

In particolare, riguardo alla Turchia, Cembalest ritiene che il grande rischio sia rappresentato dal fatto che le riserve estere della banca centrale non riusciranno a coprire i debiti contratti con i paesi esteri di breve termine, soprattutto se si considera che alcune riserve potrebbero evaporare nel caso in cui il presidente Erdogan imponesse il controllo sui capitali.

“La Turchia sembra un’economia emergente instabile degli anni ’80 e ’90, è un paese i cui problemi non dovrebbero essere generalizzati “, sottolinea l’esperto, spiegando che la crisi di Istanbul va al di là di quella generale che interessa tutti i mercati emergenti, provocata dal rialzo dei tassi della Fed.

Per non parlare dell’Argentina, paese che ha trascorso gli ultimi tre anni indebitandosi con prestiti enormi e che ha fatto default sui propri debiti internazionali per ben 7 volte dall’indipendenza del 1816.

Il grafico sopra presentato da JP Morgan raffigura diverse bolle, le cui dimensioni indicano il valore dei ritorni da inizio anno di un portafoglio formato da azioni, cash e bond dei mercati emergenti, a seconda dei paesi.

Le bolle verdi indicano ritorni positivi, mentre quelle rosse ritorni negativi.  Dal grafico emerge come l’Argentina e la Turchia siano le maglie nere in assoluto, e rientrino entrambe nella categoria dei paesi con partite correnti in deficit e debiti in crescita.

Argentina e Turchia sono dunque i casi più preoccupanti.

Detto ciò, tornando al rischio contagio, il problema è che gli investitori iniziano a non volerne sapere anche di altri mercati emergenti, tanto da scappare dagli ETF che puntano su questi asset al ritmo più forte in quattro anni, ovvero dal gennaio del 2014. A dimostrarlo è il grafico sui flussi in entrata e in uscita  degli ETF che seguono i mercati emergenti.

Il riultato è che, insieme all’acqua sporca, gli investitori stanno buttando anche il bambino, tramortendo con le vendite anche le valute di paesi emergenti che presentano fondamentali decisamente migliori, come la Corea del Sud e la Thailandia, entrambe caratterizzate da surplus delle partite correnti.

Come dimostra quest’altro grafico, il won sudcoreano e il bath thailandese fanno parte della classifica delle sei peggiori valute emergenti dall’inizio di giugno.