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Non chiudete le posizioni nell’obbligazionario dei mercati emergenti

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Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di Damien Buchet relativo al fondo AXA WF Emerging Markets Short Duration Bonds, fondo che ha superato il miliardo di dollari di patrimonio gestito. L’esperto evidenzia come nel complesso diventa sempre più difficile prevedere una chiara direzione per il mercato obbligazionario emergente in scia al progressivo ritiro della liquidità cui si sta assistendo a livello globale. Partendo da questa base, e osservando che l’obbligazionario emergente offre comunque tuttora un potenziale d’incremento del capitale e di reddito di lungo termine, Buchet evidenzia come il focus sulla short duration mira proprio a generare un rendimento stabile e con una bassa volatilità.

Alla luce del progressivo ritiro delle liquidità dall’economia globale e dell’aumento dei rischi specifici per Paese e settore, è diventato difficile prevedere una chiara direzione per i mercati del reddito fisso nel loro complesso. Nonostante il difficile scenario, il comparto AXA WF Emerging Markets Short Duration Bonds ha superato il miliardo di dollari di AUM, e il gestore Damien Buchet spiega perché l’attuale contesto si presta a strategie d’investimento focalizzate sugli strumenti obbligazionari del mercato emergente a duration corta.

“Tra maggio e settembre l’anno scorso, – spiega Damien Buchet, gestore del comparto AXA WF Emerging Markets Short Duration Bonds – il debito dei mercati emergenti ha attraversato il periodo di peggiore volatilità dalla crisi del 2008. Riteniamo che il graduale passaggio dalle condizioni monetarie di emergenza a condizioni monetarie normali provocherà periodi di sottoperformance nella maggior parte dell’universo obbligazionario. Tuttavia, non avverrà tutto nello stesso momento e, a nostro avviso, ci saranno periodi in cui le valorizzazioni diventeranno nuovamente molto interessanti – come sta probabilmente accadendo nel debito dei mercati emergenti già in questo  momento”.

“Mentre la Fed esce dall’allentamento quantitativo, appare all’orizzonte il rischio di rialzo dei tassi d’interesse, che introduce potenzialmente un aumento della volatilità sul mercato. Riteniamo che gli investitori desiderosi di beneficiare delle prospettive di crescita di lungo termine e di rendimenti interessanti del debito emergente ma che temono la volatilità potrebbero ritenere valido un approccio di breve termine. Supportato da un solido processo di ricerca per individuare rischi Paese e settoriali specifici, può offrire diversi vantaggi. Tra questi: minore sensibilità ai movimenti dei tassi d’interesse, reddito solido, diversificazione e minore volatilità”.

“Riteniamo – continua Damien Buchet – che l’obbligazionario emergente offra un potenziale d’incremento del capitale e di reddito di lungo termine meglio catturato tramite un approccio total return. Adottando un approccio attivo e conviction based possiamo individuare interessanti opportunità di rendimento e inferiore volatilità soprattutto nel segmento del credito emergente”.

“Le valorizzazioni dell’obbligazionario emergente restano interessanti, a nostro avviso e, di media, i fondamentali aziendali sono migliorati. Sarà essenziale quest’anno focalizzarsi sulle opportunità di alpha in termini di differenziazione tra paesi e settori. Privilegiamo le esportazioni petrolifere, le telecomunicazioni e il settore immobiliare. Riteniamo che il carry resterà probabilmente il principale driver di rendimenti nel primo trimestre. Siamo inoltre principalmente focalizzati sulle valute forti, che tendono a essere meno volatili rispetto all’obbligazionario in valuta locale (che comporta rischi aggiuntivi legati ad esempio alle fluttuazioni valutarie, tassi d’interesse nazionali e controlli di capitale potenzialmente maggiori)”.