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Non cambia il linguaggio della Fed. Tassi bassi ancora a lungo, si rafforza mercato del lavoro

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Relativa calma sui mercati dopo la due giorni che ha scosso i mercati europei a causa dell’aggravarsi della crisi greca e l’aumento del rischio contagio con preoccupazioni sempre maggiori per i Paesi iberici. Il downgrade della Spagna da parte di Standard & Poor’s, che ha fatto seguito a quelli di martedì su Grecia e Portogallo, ha gettato nuove ombre sull’eurozona considerando che la Spagna ha un peso all’interno dell’eurozona decisamente maggiore rispetto a quello della Grecia. Standard & Poor’s, che ha portato il rating sul paese iberico da “AA+” ad “AA”, motivando il taglio con la previsione che la flebile crescita dei prossimi anni andrà ad indebolire la posizione fiscale del paese. “La stagnazione in cui si trova l’economia spagnola durerà più di quanto avevamo previsto in precedenza” hanno precisato da S&P’s. “E’ solo una questione di settimane se non di giorni prima che scoppi il caso Spagna, basta guardare all’aumento dello spread tra i tassi sul debito spagnolo e tedesco”, aveva detto ieri Nouriel Roubini, economista della New York University che negli scorsi anni predisse lo scoppio della bolla immobiliare negli Usa, parlando proprio poco prima che arrivasse la notizia del taglio del rating sul debito spagnolo da parte di Standard & Poor’s. Spagna che a differenza della Grecia che conta solo per il 3% sul totale del pil europeo, la Spagna è una della quattro grandi potenze dell’Unione. La ricetta che suggerisce Roubini è quella di una politica monetaria più espansiva da parte della Bce che permetta all’euro di svalutarsi ulteriormente sul dollaro fino a quasi raggiungere la parità e con la Germania che attua una politica fiscale espansiva finalizzata a  compensare le pressioni deflazionistiche nei paesi costretti all’austerità fiscale.
L’euro dopo un primo contraccolpo negativo al downgrade della Spagna, ieri si è riportato sopra quota 1,32 dollari dopo aver aggiornato minimi a 1 anno a quota 1,3115 dollari. Oggi viaggia ancora sopra quota 1,32 dollari, rafforzandosi anche sullo yen a 124,34 yen. Moneta nipponica che cede terreno anche rispetto al dollaro dopo il rally della vigilia complice l’aumento del’avversione al rischio sui mercati.


Ieri sera Wall Street ha ritrovato la via dei rialzi (+0,65% lo S&P 500) grazie alle indicazioni arrivate dalla Federal Reserve. Nel confermare l’attuale costo del denaro ai minimi storici, la banca centrale statunitense ha annunciato che i tassi rimarranno a livelli estremamente bassi ancora per un “periodo prolungato”. Unica voce fuori dal coro è stata ancora una volta quella del presidente della Fed di Kansas City, Thomas Hoenig, che ritiene arrivato il momento di iniziare ad aprire uno spiraglio ad un graduale rialzo del costo del denaro.
Nel comunicato della Fed si sottolinea inoltre il miglioramento dell’economia nel suo complesso, accompagnato anche dal rafforzamento del mercato del lavoro. Gli esperti di Société Générale confermano la loro previsione di un primo rialzo dei tassi nel meeting di dicembre. Aneta Markowska, analista della banca transalpina, rimarca come il cambio di linguaggio relativo alla crescita del mercato del lavoro si è materializzato, mentre “il rapido deterioramento del mercato del debito europeo è stata probabilmente una buona ragione per posticipare un cambio di linguaggio in materia di tassi”. Fed che ha confermato le aspettative di una ripresa moderata.


In attesa della prima lettura flash sul pil Usa nel primo trimestre 2010 in arrivo a fine ottava, oggi sui mercati si guarda al dato sulle nuove richieste settimanali sussidi disoccupazione (consensus 441mila dalle 456 mila precedenti). In Europa indicazioni positive dalla Germania con il tasso di disoccupazione sceso al 7,8%, meglio delle attese del mercato.