1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Nomisma: divario produttivo con Germania dipende da eccessiva presenza micro imprese in Italia

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

L’analisi di scenario, curata dal capo economista Sergio De Nardis e pubblicata all’interno della newsletter di Nomisma di ottobre, si propone di fare chiarezza sul rapporto fra la specializzazione settoriale dell’industria italiana e la sua produttività. A incidere maggiormente sull’efficienza complessiva della manifattura italiana, spiega Nomisma, non è la specializzazione settoriale, ma la presenza di un numero troppo elevato di micro-imprese, al netto delle quali il divario produttivo che separa l’Italia da un paese benchmark come la Germania non risulta essere poi così profondo.

Se è vero che dal confronto con la Germania, basato sui dati di bilancio delle imprese relativi al 2011, si stima un livello di produttività della manifattura italiana inferiore di circa il 20% a quella tedesca, per Nomisma occorre tenere in considerazione alcune specificità dimensionali: lo svantaggio italiano risulta molto marcato nelle micro-imprese ma, al tempo stesso, non si può ignorare il vantaggio sulla produttività tedesca nella piccola e media impresa: escludendo le micro-imprese la distanza Italia-Germania si riduce dal 20% a poco sotto il 10%. “Se la distribuzione degli occupati italiani nelle varie classi dimensionali fosse identica a quella che si osserva in Germania, la produttività della nostra industria tenderebbe ad allinearsi completamente a quella tedesca”, evidenzia De Nardis, facendouna panoramica sulla manifattura italiana da cui emerge chiaramente la presenza sproporzionata di micro-imprese che costituiscono la classe dimensionale meno produttiva e caratterizzata, quindi, dal più forte svantaggio competitivo.

Guardando alla specializzazione delle esportazioni italiane rispetto ai paesi euro, Nomisma nota il persistere di un’allocazione di risorse piuttosto cospicua in settori tradizionali rispetto a quelli più tecnologici, elemento che ha fatto sì che tale specializzazione settoriale venisse indicata come obsoleta, penalizzante e causa del declino economico. “Non siamo d’accordo con questa impostazione: la staticità del modello italiano sottende intensi cambiamenti delle imprese nei vari settori e dei prodotti all’interno delle imprese. Inoltre, la specializzazione è l’esito dell’esposizione alla selezione della competizione globale relativa a un ambiente altamente concorrenziale come quello della manifattura” – ha dichiarato De Nardis.
Alla base dei divari di efficienza tra paesi – che pur risentono, ma in misura contenuta, delle differenze tecnologiche – non ci sarebbe quindi la tanto deprecata specializzazione, quanto la forte sperequazione dimensionale che investe la distribuzione delle imprese italiane e tedesche.