Nodo redditività per il sistema bancario italiano, su costi grava eccesso di sportelli

Inviato da Titta Ferraro il Mer, 03/10/2012 - 17:39
E' stato presentato oggi a Milano il XVII Rapporto sul Sistema Finanziario Italiano della Fondazione Rosselli intitolato "La banca commerciale territoriale nella crisi dei mercati" dal quale emerge la necessità di che il modello della banca commerciale territoriale continua a contraddistinguere l'industria bancaria italiana, ma necessità di un cambiamento, in primis uno sforzo per il contenimento dei costi, al fine di rafforzare la debole redditività.
Donato Masciandaro, professore ordinario di Economia all'Università Bocconi, che ha curato il rapporto insieme a Giampio Bracchi, ha rimarcato nel corso della presentazione che la struttura dei costi del sistema delle banche commerciali territoriali non è più sostenibile. "L'industria bancaria presenta ricavi tendenzialmente bassi e costi da ridurre - ha detto Masciandaro - finché non si scioglierà questo nodo il sistema è destinato a rimanere altamente volatile".  Dal Rapporto emerge che la redditività del modello BCT è messa a rischio dalla situazione italiana che presenta un sistema economico in crisi strutturale di produttività, accompagnata ed aggravata da una crisi congiunturale della domanda interna. Pertanto la redditività del modello BCT può essere assicurata solo dalla ricerca di nuove economie di scala e di scopo. La BCT ha dunque bisogno di cambiare pelle attraverso "semplificazioni e riqualificazione di reti, organizzazione sul territorio e governance, sviluppo della banca digitale e innovazione tecnologica, ricerca di produttività commerciale e di nuovi servizi che producano ricavi, cessione o chiusura di attività improduttive o in perdita".

Filiali in Italia 25% in più rispetto a media europea e 35% in più rispetto a Usa
Dal rapporto emerge che la rete bancaria italiana è caratterizzata da un numero di sportelli particolarmente elevato: 56 filiali ogni 100.000 abitanti, contro le 41 nella media europea e le 38 negli Stati Uniti. "Troppi sportelli - rimarca Giampio Bracchi, presidente della Fondazione Politecnico di Milano - il 25% in più rispetto a media europea e addirittura 35% in più rispetto agli Usa". Parallelamente in Italia le transazioni on-line sta riducendo del 15% all'anno il numero di operazioni effettuate presso gli sportelli fisici. "Il sistema bancario italiano è solido, ma deve cambiare - continua Bracchi - necessità di maggiori dimensioni e investimenti per affrontare al meglio l'attuale difficile contesto".

Meno filiali dirette detenute all'estero, aumentano le controllate
A fine 2011, due gruppi bancari italiani figurano tra i primi dieci in Europa e tra i primi cinquanta nel mondo; nello stesso anno le attività delle banche italiane e delle loro controllate estere nei confronti di banche e clientela ordinaria estere giunge a rappresentare il 25% delle attività complessive. La presenza all'estero tramite succursali e filiazioni di banche italiane è profondamente mutata: le filiali dirette sono diminuite del 30%, attraverso disinvestimenti in America Latina e in Asia; le controllate sono aumentate invece del 60%, radicandosi soprattutto in Austria, Lussemburgo, Germania e nell'Europa centrale e orientale. Due tendenze che confermano la prevalenza dell'organizzazione multinazionale, che è quella più funzionale al modello BCT.

Masciandaro: stress test spagnoli inattendibili e slegati a realtà
"L'Unione Bancaria rappresenta la miglior scelta d'emergenza in quadro pessimo, ma ho i miei dubbi che il progetto vada in porto". Così Donato Masciandaro, professore ordinario di Economia all'Università Bocconi. "Il problema - rimarca Masciandaro - è che i tedeschi hanno ragione, poiché accentrare in un solo soggetto (la Bce, ndr) tutti i poteri comporta grossi rischi". L'economista pone l'accento sul caso degli stress test sulle banche spagnole, che ritiene "rasentino il ridicolo", in particolare il fattore che i titli di stato vengano ponderati a zero che li rende totalmente inattendibili e slegati alla realtà. "La Spagna ha bisogno di soldi europei? Allora dovrebbe rinunciare a quote di capitale delle proprie banche che passeranno sotto vigilanza Ue", è la soluzione proposta da Mascinadaro. 

De Felice (Intesa Sanpaolo): sistema Italia solido, unica incognita è di natura politica
La richiesta di aiuti da parte della Spagna è ormai questioni di settimane e "se il meccanismo di acquisti di titoli di stato predisposto da Bce e Ue funzionerà bene, allora per l'Italia non ci sarà alcuna necessità di richiedere aiuti". E' l'opinione di Gregorio De Felice, capo economista di Intesa San Paolo. "I grandi investitori stanno apprezzando gli ultimi dati italiani relativi al deficit ampiamente sotto controllo - ha rimarcato De Felice - e l'Italia risulta l'unico tra i cinque Paesi PIIGS a non presentare problemi a livello di sistema bancario. Unico potenziale fattore di rischio al momento appare quello politico in vista delle elezioni della prossima primavera". "Non va però dimenticato - aggiunge l'economista di Intesa Sanpaolo - che sono stati posti dei vincoli molto ferrei come il pareggio di bilancio e il fiscal compact che qualsiasi governo succederà a quello Monti dovrà impegnarsi a rispettare". "Probabilmente tra 10 anni - ha concluso  De Felice - si guarderà alla parentesi del 2012-2013 come un periodo di svolta per l'economia italiana, anche a livello culturale".
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