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NN IP, Le Banche centrali sono ancora il migliore antidoto a una crisi fondata sulla paura. Il ruolo di Bce e BoJ

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Le politiche accomodanti delle Banche centrali rappresentano ancora il migliore antidoto contro premi al rischio particolarmente elevati e mercati estremamente volatili agendo sia direttamente, iniettando più liquidità nel sistema, sia indirettamente, inviando segnali molto forti ai mercati grazie a una potenza di fuoco illimitata e pronta a essere utilizzata se necessario. “Il punto però è che gli istituti centrali dei mercati sviluppati hanno gestito l’incertezza in maniera meno proattiva proprio nel momento in cui sono diventati più consapevoli dei rischi correlati ai Paesi emergenti  – è il parere di Valentijn van Nieuwenhuijzen, Head of Multi-Asset di NN Investment Partners –  Quando la Fed era ancora in piena modalità “accomodante” ha mantenuto alta l’attenzione sui rischi di ribassi facendo da volano per i mercati finanziari. Oggi, invece, la Banca centrale americana è tornata ad agire in maniera convenzionale: una modalità di azione che implica un approccio bilaterale ai rischi“.
 
Fed poco efficace
Secondo van Nieuwenhuijzen, il futuro dei mercati dipenderà in larga misura dalla Bce e dalla Banca del Giappone, che dovranno essere in grado di compensare la perdita di efficacia della Fed nell’influenzare i mercati, soprattutto dopo che questi hanno deluso le aspettative degli investitori alla fine dell’anno scorso. “Parte delle volatilità di questi ultimi due mesi, infatti, è dovuta principalmente al venir meno della fiducia degli investitori circa l’efficacia e l’abilità delle Banche centrali nell’immettere nuova liquidità ogniqualvolta fosse stato necessario – spiega van Nieuwenhuijzen – Gli investitori, se prima rivolgevano la loro attenzione alle situazioni di stress dei Mercati emergenti e dei prezzi delle commodity, oggi guardano con preoccupazione ai possibili rischi di contagio nei Paesi sviluppati, allo stato dell’economia americana e ai timori di una possibile recessione a livello globale”.
 
Il ruolo di BoJ e Bce
In altre parole, i mercati oggi sono più convinti della possibilità di ulteriori stimoli monetari da parte dei Paesi sviluppati con uno stop agli aumenti dei tassi da parte della Fed e ulteriori alleggerimenti da Bce e BoJ. Già il mese scorso è divenuto più chiaro come la politica monetaria dei Paesi sviluppati sia diventata ancora più accomodante: la BoJ ha deciso il taglio sui depositi in negativo da +0,1% a -0,1%, la Bce ha confermato la propria intenzione di intervenire in caso di ulteriori rischi di ribassi, mentre le minute di gennaio della Fed hanno esplicitato l’atteggiamento attendista della Banca centrale americana, “Anche se – aggiunge van Nieuwenhuijzen – ogni ulteriore mossa in chiave accomodante da parte di Bce e BoJ potrebbe rendere vani gli sforzi della Fed a causa dell’effetto sul dollaro“.
 
Premio al rischio
Quanto alla Fed, NN Investment Partners si aspetta due rialzi dei tassi di 25 basis points, mentre da parte della Bce un taglio dei tassi sui depositi di 20bp a marzo e di altri 20bp nel corso dell’anno. “Inoltre, riteniamo probabile un aumento del ritmo del quantitative easing – dice van Nieuwenhuijzen – Questo cambio di atteggiamento da parte della Banca centrale dovrebbe contribuire ad arrestare certe dinamiche negative dei mercati, riducendo il premio al rischio dai livelli attuali, e più in linea con i fondamentali del quadro economico”. E’ importante però sottolineare come le correzioni dei mesi scorsi possano non essere state completamente riassorbite. “Vista l’entità e la rapidità dei movimenti ai quali abbiamo assistito, è probabile che qualche fondamentale sia stato intaccato – commenta il gestore – e questo vale soprattutto per quelle economie con grandi sbilanci macroeconomici, di cui abbiamo alcuni esempi nell’area dei Paesi emergenti”. “Sono tutti fattori che rendono difficile una chiara lettura di questo scenario dal punto di vista dell’asset allocation. I timori potrebbero ulteriormente rafforzarsi nel breve periodo e sostanziarsi nella realtà ma, pur in quadro di crescita rallentata, ci sembra che i mercati stiano dando troppo peso a questi ribassi“, conclude van Nieuwenhuijzen.