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Niente più contributi per l’energia non rinnovabile

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E alla fine il governo riuscì a sbloccare la partita energetica. Il capitolo più delicato era il cosiddetto Cip 6, un’operazione che ha portato ad un prosciugamento delle risorse stanziate per le energie rinnovabili, ma in pratica utilizzate soprattutto per le cosiddette “fonti assimilate”, tra le quali rientrano gli inceneritori. Nel comunicato finale di Palazzo Chigi si chiarisce che il blitz tentato alla Camera allargando le maglie del finanziamento viene sconfessato e si torna al testo approvato al Senato. Scompare la dizione secondo la quale nel Cip 6 rientrano “i soli impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione”, e si ripristina invece il riferimento ai “soli impianti già realizzati e operativi”. Di conseguenza gli inceneritori ancora non operativi non intercetteranno più un flusso di denaro tanto consistente – il Cip 6 è alimentato da oltre il 5% della bolletta elettrica – quanto, peraltro, poco produttivo. Come risulta dalle comunicazioni ufficiali del Gestore dei servizi elettrici, nel 2004, su un totale di 56,7 milioni di kilowattora finanziati, ben 43,3 milioni venivano da impianti alimentati da fonti assimilate e solo 13,4 milioni da impianti alimentati da fonti rinnovabili.