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Niente da fare dal G7: non è guerra sulle valute, ma manca l’accordo finale

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Le armi sono state riposte. Ma una svolta vera e propria non c’è stata. Anche se non è in atto una guerra delle valute e i grandi del mondo sembrano condividere la necessità di evitare movimenti eccessivi e disordinati sui mercati dei cambi, manca il tassello finale. L’accordo formale che suggella questa presa di posizione non c’è. Il G7 finanziario che ha visto riunirsi a Washington lo scorso fine settimana ministri e governatori del G20, i membri del Imfc, il braccio operativo del Fondo monetario internazionale, in una due giorni fitta fitta di incontri, ha mancato l’occasione.


Si è discusso del ruolo che spetta al Fondo Monetario Internazionale e della necessità di un suo rafforzamento. Questo perché la ripresa in corso è fragile e disomogenea e tutti i paesi sono chiamati a fare la loro parte con un “forte impegno” a collaborare per assicurare una crescita forte, sostenibile e bilanciata. Sullo sfondo dei problemi sui mercati valutari, e in particolare delle critiche mosse di recente alla Cina che sembra esitare nella rivalutazione dello yuan, il membri dell’Fmi hanno chiesto un approfondimento del lavoro dell’istituto in materia di squilibri dell’economia mondiale ed in particolare dei cambi.

“Anche se il sistema monetario internazionale si è mostrato resistente, delle tensioni e delle vulnerabilità derivano dall’ampliamento degli squilibri mondiali, dalla volatilità persistente dei flussi dei capitali, dalle fluttuazioni dei tassi di cambio e dalle questioni relative all’offerta e all’accumulazione di riserve”, è stato fatto presente nel comunicato.


A chiedere per il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) un ruolo più importante nel monitorare le politiche monetarie dei singoli paesi si è prodigato il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, che è tornato a ribadire che alcune monete sono “significativamente sottovalutate”. Il riferimento allo yuan è chiaro. Secondo Geithner, i paesi con ingenti riserve valutarie estere stanno distorcendo il sistema finanziario globale ed è essenziale “osservare progressi nelle maggiori economie emergenti verso tassi di cambio più flessibili e orientati al mercato”.


La guerra delle valute che potrebbe far andare in frantumi la fragile ripresa dell’economia in Europa ha fatto riemergere i fantasmi del protezionismo. E anche se ad oggi nessuna decisione ufficiale è stata presa, i grandi del mondo hanno ribadito quanto auspicato dalle più recenti riunioni del G20 e cioé che la volatilità eccessiva sul mercato dei cambi, produce effetti negativi sull’economia. Lo ha detto il presidente della Bce Jean-Claude Trichet. Lo ha ribadito il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega. E’ interventuo anche il commissario Ue agli Affari economici e Monetari Olli Rehn. Il vice governatore della banca centrale cinese Yi Gang non ha battuto ciglio: Pechino attuerà la riforma valutaria, ma si tratterà di un impegno graduale. Che metterà ancora a dura prova i nervi della diplomazia mondiale.