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Niente aliquota al 20% su dividendi e capital gain, parola di Prodi

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Non approderà nella prossima Finanziaria la tanto paventata revisione del sistema impositivo sulle rendite finanziarie. Lo riporta quest’oggi la stampa quotidiana, citando le parole del premier Romano Prodi.


 

Determinante nel convincere il presidente del Consiglio a rinviare la riforma sarebbero state le recenti tensioni sui mercati internazionali. “In un periodo di turbolenze finanziarie la saggezza dice di non toccare un capitolo così sensibile” è la dichiarazione del premier che si legge sulle pagine di Repubblica.


 


Sembra dunque destinato a saltare il progetto della sinistra radicale, impegnata nella richiesta di un’unificazione della tassazione delle rendite finanziarie al 20% con la previsione di una franchigia per i piccoli patrimoni pari a 150mila euro. Una proposta alternativa riguarda però la previsione della modifica dell’imposizione al 20% che risparmierebbe però i possessori di Bot.


 


La ritenuta alla fonte applicata a titolo d’imposta secondo la proposta andrebbe verso un’unificazione. Attualmente vi è un’imposta sostitutiva del 27% che colpisce i depositi e i conti correnti bancari e le obbligazioni private con scadenza inferiore ai 18 mesi, mentre l’aliquota è al 12,5% sugli interessi dei titoli del debito pubblico, sui buoni postali e sulle obbligazioni con scadenza superiore a diciotto mesi, ma anche sui dividendi e su tutte le plusvalenze azionarie (nel caso di partecipazioni non qualificate).


 


Il progetto tuttavia appare solo posticipato: “In questa Finanziaria non toccheremo la tassa sulle rendite finanziarie – riporta, citando sempre Prodi, il Corriere della Sera – non ho rinunciato a questo progetto, ma il programma va attuato nei tempi e nei modi giusti e dopo le tensioni nei mercati internazionali registrate ad agosto, non è questo il momento per intervenire”.