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Netflix, I nuovi concorrenti (soprattutto Amazon) costringono la società a bruciare cassa

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Grazie a un’offerta illimitata, priva di pubblicità a un costo minimo e fisso di attivazione dell’abbonamento, la società di video-streaming Netflix ha aumentato il numero di abbonati a un ritmo impressionante negli ultimi anni. Tuttavia, se Netflix ha saputo creare un esercito di clienti soddisfatti, alcuni gestori ritengono che non stia oggi creando altrettanta ricchezza per i propri azionisti. Al punto che Ivan Kralj, analista del fondo Jupiter Global Absolute Return Sicav, afferma di aver venduto allo scoperto il titolo da più di un anno. La capitalizzazione di mercato piuttosto aggressiva di Netflix, pari a 41 miliardi di dollari, potrebbe però suggerire il contrario. Il titolo scambia a 408 volte il P/E e 133 volte l’EV/EBITDA. Da valutazioni di questo tipo, che fanno strizzare gli occhi, ci si aspetterebbe una società che gestisce un business altamente profittevole e competitivo, senza concorrenti. “Tuttavia, non è questo il caso – dice Kralj – quindi, tendiamo ad adottare un approccio al ribasso e siamo rimasti short a partire da metà 2015”.
 
La concorrenza si accende
 
Vediamo di capirne la ragione. Come spiega il gestore, Reed Hastings, il fondatore e CEO della società, ammette senza problemi che sono numerosi gli operatori che stanno tentando di approfittare del buon momento di Netflix. Amazon, Hulu, Sony, HBO, Apple, YouTube, Yahoo e molti altri stanno provando a entrare nell’industria del video streaming e della creazione di contenuti. “Stanno tutti prendendo in prestito molti soldi e staccando assegni da miliardi di dollari per la creazione dei contenuti – dice Kralj – In particolare Amazon, con il suo servizio Prime Video, sta aumentando la sua offerta di contenuti e, grazie a un prezzo interessante per i clienti, sta incrementando anche il numero di abbonati a un ritmo molto più rapido di Netflix”. Un altro elemento di rischio sta nel fatto che Netflix affida in outsourcing la tecnologia di distribuzione ad Amazon Web Services. “È ingenuo pensare che Amazon non stia usando questa relazione per imparare e trarne un vantaggio competitivo per la sua attività Prime Video”, dice Kralj. Tuttavia, Netflix non è rimasta passiva. Per attrarre nuovi abbonamenti, la società ha recentemente annunciato la volontà di aumentare i contenuti originali o di sua proprietà, passando dall’attuale 10% al 50 per cento. “L’idea è avere la proprietà intellettuale, piuttosto che pagare i diritti di utilizzo, di contenuti veramente differenziati – spiega il gestore – Questa strategia sta però cambiamento profondamente il profilo della società, considerati i rischi che si assumono nel produrre contenuti propri: si stima infatti che l’80% dei film e delle serie tv non generino ricavi”.
 
Bruciare soldi
 
L’esigenza di aumentare gli investimenti sui contenuti in un momento in cui i costi sono in aumento, insieme a una costosa espansione internazionale, ha avuto ripercussioni sulle finanze della società. Netflix ha speso 4 miliardi di dollari in contenuti solo nei primi sei mesi del 2016, e si è impegnata a impiegarne altri 10 nei prossimi anni. “La società è poco redditizia, con margini sottilissimi e continua a bruciare soldi a un ritmo sempre più veloce”, dice Kralj. Per compensare il consumo di cassa, Netflix si è impegnata a raccogliere fondi mediante emissioni azionarie e obbligazionarie; inoltre, sta pianificando di reperire ulteriori risorse sul mercato high yield entro la fine dell’anno. “Hastings dovrà presto decidere se continuare a concentrarsi su un segmento ampio del mercato e ottenere margini molto ridotti, o se diventare una piattaforma premium con prezzi più alti e margini superiori, ma puntando a una fetta più piccola di clienti e, quindi, a una crescita inferiore”, è il parere di Kralj. L’ultimo trimestre è stato l’emblema di questa scelta. Netflix ha provato ad aumentare i prezzi a molti clienti di lunga data per riuscire a finanziare una maggiore creazione di contenuti, ma la risposta è stata un inaspettato numero di disdette. “Se le azioni di Netflix non fossero così esageratamente costose, la società non si troverebbe di fronte a un dilemma così serio. Il problema è che il mercato sta dando per scontato un futuro incoraggiante caratterizzato da una crescita sostenuta e da margini elevati”, conclude il gestore.