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Nestlé verso 2017 con crescita vendite ai minimi a 20 anni

Crescita ridotta al lumicino per Nestlé che rischia di chiudere il 2017 con vendite in crescita al ritmo più basso degli ultimi 20 anni.

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Crescita debole per Nestlé che appare destinata a chiudere il peggior anno dell’ultimo ventennio a livello di crescita delle vendite. La più grande azienda alimentare al mondo ha riportato nella prima metà dell’anno ricavi a 43 miliardi di franchi svizzeri, in calo dello 0,3% con l’impatto di disinvestimenti netti del 2,3% (principalmente per la creazione della JV Froneri) e l’effetto valuta (-0,3%). La crescita organica delle vendite risulta del 2,3% nel semestre rispetto al +2,7% delle stime degli analisti. Il colosso alimentare ha riportato un utile di 4,89 miliardi di franchi nei primi sei mesi dell’anno, in crescita del 19% rispetto all’analogo periodo del 2016.

A Zurigo il titolo Nestlé segna un calo di oltre il 2% scivolando sui minimi a 5 settimane.

Per l’intero 2017 il nuovo orientamento è di una crescita organica probabilmente nella metà inferiore del range 2-4% indicato. “Siamo soddisfatti dei nostri progressi nella creazione di valore nella prima metà del 2017. Ciò include solidi miglioramenti operativi”, ha commentato il ceo di Nestlé, Mark Schneider.

L’intera industria alimentare sta lottando con il rallentamento delle vendite. Settimana scorsa Unilever ha detto che sta aumentando le misure di efficienza con le vendite che sono riuscite a impattare le stime degli analisti con gli aumenti di prezzo che hanno compensano i volumi stagnanti.

Nei scorsi giorni era emerso il possibile interessamento di Ferrero per la divisione Usa di dolci della Nestlé.

Le richieste di Loeb

Crescono quindi le pressioni sul ceo Mark Schneider per dimostrare di fare passi avanti per trasformare il gruppo dopo che lo scorso mese Dan Loeb con il suo fondo attivista Third Point ha comprato 3,5 miliardi di dollari di Nestlé, richiedendo vendite di asset e maggiori rendimenti per gli azionisti.

Loeb sollecita il gruppo elvetico a dare una svolta alla propria strategia con una serie di proposte. Spiccano soprattutto la richiesta di vendere la partecipazione detenuta nel colosso francese dei cosmetici L’Oreal (in generale la dismissione delle attività no-core); in secondo luogo aumentare la leva finanziaria attraverso il riacquisto di azioni ed esplicitare un target di redditività (margine operativo al 18-20% entro il 2020).