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Nessuna sorpresa dalla Bce: i tassi restano al minimo storico

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Le attese sono state rispettate. La Banca centrale europea ha lasciato invariato all’1% il tasso di riferimento principale in Eurolandia, come ampiamente previsto dal mercato. L’Eurotower ha lasciato invariati anche il tasso marginale, all’1,75%, e quello sui depositi, allo 0,25%.  Il costo del denaro in Eurolandia resta quindi al livello più basso dal varo dell’euro.


Come osserva Carmela Pace di Mps Finance non c’era da aspettarsi alcun cambiamento sul fronte del livello dei tassi. “Tale scenario dovrebbe rimanere valido per tutto il 2010 – prevede l’esperta – . La politica monetaria continuerà ad utilizzare operazioni di rifinanziamento per drenare ed emettere liquidità nel sistema e saranno queste le operazioni che rimarranno centrali per le Borse. Non vediamo l’utilità di aumentare o diminuire i tassi, a differenza delle operazioni di rifinanziamento che invece vanno nella direzione di sostenere il mercato finanziario”.

Il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, interverrà sulle decisioni di politica monetaria in una conferenza stampa in programma alle ore 14.30. Per gli addetti ai lavori sarà importante vedere se usciranno novità sul programma di acquisto dei covered bond e su quello dei bond governativi, dal momento che nelle ultime settimane gli acquisti sono stati abbastanza esigui, e non ultimo sarà anche interessante seguire se verranno date specifiche in merito a quali sono stati i Paesi – periferici o meno – interessati da queste manovre.


Sulla liquidità, superato lo scoglio della scadenza della prima asta a un anno effettuata dalla Bce che aveva raccolto adesioni record per 442 miliardi, Trichet dovrebbe continuare a garantire un continuo e illimitato sostegno al settore finanziario europeo malgrado l’accorciamento delle scadenze, passato da un anno a tre e sei mesi. Ma l’argomento principe per tutti sarà un altro: la pubblicazione degli stress test condotti su 100 banche del Vecchio Continente, che verranno resi noti il prossimo 23 luglio.


Ieri il Comitato delle autorità di vigilanza europee ha reso noto che le banche che saranno sottoposte a stress test in Europa sono 91 e coprono il 65% del settore bancario. Nella lista completa degli istituti figurano 5 banche italiane – UniCredit, Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Popolare e Ubi Banca –  a fronte di 14 per la Germania, 4 ciascuna per Francia, Gran Bretagna e Portogallo e 27 per la Spagna. L’obiettivo è “valutare la resistenza complessiva del settore bancario europeo e la capacità delle banche di assorbire possibili futuri shock sui rischi di mercato e di credito, compresi i rischi sovrani, e di stabilire l’attuale dipendenza degli istituti dalle misure di sostegno pubblico”.


I test vengono condotti sui singoli istituti usando scenari macroeconomici che comprendono alcune
variabili di base, quali l’andamento del pil, della disoccupazione e dell’inflazione. Parametri che, secondo il parere di diversi analisti, prefigurano test non troppo penalizzanti per le banche europee e lasciano spazio a sorprese positive al momento della pubblicazione dei risultati. “All’Eurozona – sostengono gli esperti del Credit Suisse – viene data almeno un’opportunità di dimostrare che sono disponibili risorse governative significative per ricapitalizzare banche periferiche e di secondo livello, nonostante la mancanza di un prestatore di ultima istanza ufficialmente designato”.