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Mutui Italia, allo studio interventi di sostegno ai redditi medio-bassi

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In Italia il fenomeno non ha certo le dimensioni drammatiche che stanno caratterizzando la crisi dei mutui “subprime” americani e il crollo del mercato immobiliare ma le difficoltà, in particolar modo per chi ha contratto un mutuo a tasso variabile per l’acquisto dell’abitazione, non mancano e sono allo studio diversi interventi per alleviare il peso del debito dei cittadini finanziariamente più deboli.


Anche se il livello di indebitamento medio delle famiglie italiane è decisamente inferiore rispetto a quello caratteristico dei Paesi anglosassoni, il divario si sta riducendo e aumenta in particolar modo il peso del mutuo per il pagamento della casa sul bilancio familiare. Secondo l’ultimo Rapporto del Censis, l’indebitamento medio della famiglia italiana, comprensivo di prestiti bancari a breve, medio e lungo termine e di finanziamenti non bancari, si aggira ormai nei pressi della metà del reddito lordo complessivo e il mutuo copre quasi il 40% del totale.
Passi da gigante, rispetto al 30% del 2001, in una direzione forse non totalmente desiderabile viste le traversie che Oltroceano stanno affrontando numerose famiglie a reddito medio basso altamente indebitate. Passi obbligati anche da una situazione economica che vede la porzione meno abbiente della società italiana in difficoltà nel raggiungere la fine del mese con parte dello stipendio ancora in tasca a causa di redditi cresciuti poco o niente nel corso degli ultimi anni e a fronte di un mercato immobiliare il cui problema principale, più che le insolvenze, appare essere il prezzo esorbitante raggiunto dalle abitazioni.

Secondo il Rapporto elaborato dal Censis, la percentuale di famiglie insolventi in Italia si attesta all’1,7% ma sarebbero ben 7 su cento le famiglie a rischio di insolvenza, ovvero oltre 530.000. Molto meno rispetto agli Stati Uniti dove ci si attesta intorno al 20%, ma comunque una cifra sufficiente a far scattare l’allarme del governo. Tra le misure allo studio l’incremento delle detrazioni fiscali per l’acquisto della prima casa per i redditi medio-bassi, una misura di difficile attuazione senza che prima vengano individuate le risorse a copertura e che si andrebbe comunque ad aggiungere agli sgravi già previsti in Finanziaria. Sempre nella legge Finanziaria vengono stanziati 550 milioni di euro a favore dell’edilizia sociale proprio per venire incontro al principale problema italiano, la difficoltà a reperire abitazioni a prezzi accettabili. Altre misure sono infine già state prese singolarmente dagli istituti bancari stimolati in questo dai pacchetti di liberalizzazioni del ministro Bersani, come il taglio dei costi per il trasferimento dei mutui o la rinegoziazione dei finanziamenti a tasso variabile con l’allungamento delle durate e la conseguente diminuzione delle rate.


Una serie coordinata di interventi che dovrebbero attutire gli effetti di quello che il Rapporto del Censis ha definito come un periodo di “anni molto difficili per gli italiani se non si aggredirà il problema della povertà”. Niente azioni nette come quelle in gestazione negli Stati Uniti, con il congelamento fino a cinque anni degli interessi sui mutui, ma sarebbe preferibile agire prima che il livello di indebitamento delle famiglie italiane raggiunga livelli di vero allarme.