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Mutui, con i tassi a zero le banche aumenteranno gli spread?

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Mario Draghi e la BCE hanno lasciato i tassi fermi allo zero per un periodo di tempo esteso, sicuramente fino alla fine del 2019. Cosa cambia, quindi, per chi deve sottoscrivere un mutuo? Ne abbiamo parlato con Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it: “L’effetto potrebbe essere positivo – spiega – dato che già adesso con un’aspettativa di tassi molto vicina allo zero abbiamo visto come i tassi medi sui mutui si siano mossi molto poco. Questo prolungamento dell’orizzonte, probabilmente anche al di là del 2019 visti i ritmi dell’economia, fa pensare che il costo del denaro difficilmente possa salire in modo notevole. Per i mutui l’orizzonte è sereno, non ci sono elementi che potrebbero portare un’incremento dei tassi da questo punto di vista“.

E LE BANCHE? La mossa delle banche per migliorare i loro introiti potrebbe l’aumento degli spread: “L’unica incognita – prosegue – è quella che potrebbe essere la valutazione delle banche. Loro stesse staranno iniziando a fare i conti su come potranno utilizzare i fondi provenienti dalla TLTRO e che impatto avranno sui loro bilanci. Proprio su questo fronte, molte banche potranno iniziare a interrogarsi per capire se man mano non possa essere il caso di aumentare gli spread sui mutui stessi. Questo non perché sia necessario, ma perché rappresentando il margine di guadagno della banca, in un mercato bancario sul quale complessivamente si fa fatica a produrre fatturato, uno degli elementi potrebbe essere proprio la scelta di incrementare gli spread“.

TASSO VARIABILE IN “STATO DI GRAZIA” I tassi a zero avvantaggiano coloro che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile: “Chi già ce l’ha sta continuando a pagare un Euribor stabilmente intorno allo zero e, a questo punto, le parole di Draghi proiettano al di là nel tempo il momento in cui tornerà su livelli più alti. Questo prolungamento dei tempi di costo del denaro ai minimi potrebbe riportare un po’ di interesse sul tasso d’interesse variabile sui mutui, cosa che fino ad adesso non era avvenuta. Con la prospettiva che, finendo il Quantitative Easing e l’era di Mario Draghi, i tassi potessero cominciare a salire c’è stata la corsa al tasso fisso. Qualcosa sta cominciando a muoversi: pur continuando il fisso a restare intorno all’1,80%, è possibile che un po’ d’incremento del variabile si possa avere nei prossimi mesi, con qualcuno che potrebbe decidere di tentare la scommessa di lasciare il porto sicuro del fisso per cercare di risparmiare qualcosa. Detto questo, in generale il differenziale tra fisso e variabile è talmente contenuto che penso proprio continueremo a vedere ancora una buona percentuale di sottoscrizioni sul tasso fisso“.