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Mutazioni giapponesi (Fondionline.it) -3-

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Stando alle ultime cifre in possesso del Governo di Tokio, il Pil sarebbe diminuito dell’1,2% sui dodici mesi, registrando la prima battuta d’arresto dal terzo trimestre del 2006. Parallelamente, la spesa dei consumatori – che rappresenta il 55% del Pil giapponese (superiore ai quattro bilioni di euro), è aumentata dello 0,3% nel secondo trimestre rispetto al primo trimestre dell’anno. A dispetto della contrazione del secondo trimestre, molti economisti sono ottimisti e pensano che il Pil potrebbe essere cresciuto nel terzo (da giugno a settembre), anche se solo moderatamente, grazie all’impulso degli investimenti aziendali e alla corsa dell’export. Questo dato rafforza l’opinione che la Bank of Japan non abbandonerà l’impostazione di politica monetaria restrittiva avviata qualche mese addietro. La Banca del Giappone, al pari della Federal Reserve e della Banca Centrale Europea, ha iniettato liquidità nel mercato in agosto per evitare il tracollo della Borsa e per scansare i timori derivanti dalla crisi delle ipoteche ad alto rischio. Ma il fantasma della deflazione continua ad imperversare, con il tasso di inflazione ancora in calo e quello di disoccupazione in aumento fino al 3,8%. In tale contesto, l’accelerazione dei consumi viene imputata all’aumento dei salari. L’ultima edizione del rapporto Tankan sulle prospettive di crescita nel breve termine dell’economia nipponica (rapporto che misura le intenzioni degli imprenditori in materia di investimenti), ha rivelato che gli imprenditori nipponici hanno fiducia nelle chance dell’economia domestica e non temono le conseguenze dei disordini finanziari. L’indicatore, elaborato dalla Banca del Giappone, ha dimostrato che la fiducia delle imprese si trova sui massimi raggiunti due anni fa. A cura di www.fondionline.it.