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La mutazione genetica dei portafogli obbligazionari, tra QE e Basilea III

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Se prima della Brexit gli investitori hanno dovuto affrontare un ambiente d’investimento difficile, oggi quel periodo sembra una specie di paradiso perduto. Tra possibile recessione nel Regno Unito, decrescita globale e “nipponizzazione” dell’Europa, i timori sono soprattutto rivolti alle manovre delle Banche centrali, che saranno più caute su entrambe le sponde dell’Atlantico. “Riteniamo che le Banche centrali continueranno a dominare gli eventi – spiega Salman Ahmed, Chief Investment Strategist di Lombard Odier Investment Managers – Bank of England, per esempio, ha già espresso l’intento di attuare ulteriori misure di quantitative easing e tagli dei tassi sono imminenti. Nel frattempo la Bce aumenterà sia la durata che la portata del programma di acquisto di asset, con il pool di titoli disponibili che continua a ridursi. Resta solo una minima possibilità, dal nostro punto di vista, di un aumento dei tassi statunitensi a luglio, ed è probabile che la Fed scelga un percorso più cauto, mantenendo i tassi immutati fino al prossimo anno“.
Lo spettro dell’inutilità delle manovre monetarie
Se queste sono le prospettive, quali sono le scelte di investimento più opportune? “Bisogna costruire portafogli più sicuri, che riducano il rischio di duration, limitino l’accesso a strumenti con scarsa liquidità e creino ulteriore diversificazione“, dice lo strategist. Che aggiunge: “Sebbene questo scenario renda sempre più complessa la ricerca di investimento, spingendo gli investitori ad assumersi più rischi, aumenta al contempo anche il rischio di coda, spinto da minore liquidità, crescita più lenta, interferenze politiche e maggiore incertezza. Ulteriori misure di QE rischiano di minare la credibilità delle Banche centrali, nel caso in cui falliscano, generino divisioni politiche in Europa o pressioni inflazionistiche negli Usa“.
 
Il fixed income non è più un rifugio
 
Scendendo nel dettaglio, secondo Ahmed il fixed income non è più un porto sicuro: i rendimenti sono sempre più negativi, la diversificazione è scomparsa e la liquidità è frazionata. Circa 10 trilioni di dollari statunitensi in obbligazioni governative e societarie generano attualmente un rendimento inferiore a zero e gli investitori devono assumersi crescenti rischi di duration per intravedere rendimenti positivi: oltre 50 anni nel caso di titoli di Stato svizzeri.  “Con le correlazioni tra obbligazioni e azioni in territorio positivo, i titoli obbligazionari possono in realtà amplificare, invece che diversificare, il rischio in portafoglio – dice Ahmed – Anche la liquidità frazionata aggiunge un ulteriore elemento di rischio ai portafogli e, in futuro, non farà che peggiorare. Le Banche centrali infatti raccoglieranno ancora di più il flottante disponibile, danneggiando la liquidità”. Anche gli inventari dei dealer, crollati dai livelli precedenti alla crisi, subiranno crescente pressione normativa, soprattutto quando Basilea III sarà pienamente attuata nei prossimi tre anni.
Ricerca prudente di rendimento
 
Inutile lottare contro le Banche centrali: gli investitori non hanno alcuna influenza sulla direzione che prendono le normative, che continuano a irrigidirsi, né sulla qualità delle comunicazioni o sulla funzione delle politiche di alcune Banche centrali. “Siamo convinti che la costruzione del portafoglio sia lo strumento migliore a disposizione degli investitori per adattarsi alla nuova realtà e che la prudenza sia la parola chiave”, spiega Ahmed. La ricerca prudente di rendimento implica anche la ricerca di prodotti sostitutivi simili a obbligazioni. In questo senso, i portafogli multi-asset costruiti in base al rischio e con una forte attenzione alla gestione del drawdown possono dare un contributo. “Questi portafogli risolvono molti dei problemi dei mercati obbligazionari, offrendo massima diversificazione di premi al rischio sia tradizionali che alternativi, ridotta sensibilità ai movimenti dei tassi d’interesse e un’implementazione liquida, trasparente e scalabile“, conclude lo strategist.