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Mps scatta ancora in Borsa, ora si attende lo swap. Con MedioBanca arriva il target price più alto

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Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il valore del titolo Mps è inferiore di oltre -80%. Rispetto a dicembre, quando viaggiava al di sopra dei 15 euro, prima di essere sospeso dalle negoziazioni di Borsa, il valore è inferiore di oltre -70%. Detto questo, il ritorno della nuova Monte dei Paschi di Siena sembra piacere al mercato, anche se molti sono gli analisti a mettere sull’attenti trader e investitori sul rischio volatilità.

Il titolo scatta comunque subito nel suo secondo giorno di contrattazioni e, a fronte di un Ftse Mib che rimane ingessato in attesa di conoscere il verdetto della Bce sul piano di Quantitative easing, balza nei primi minuti della sessione del 4% circa a 4,73 euro.

Mediobanca comunica intanto di avere riavviato la copertura sul titolo fissando per ora il prezzo obiettivo più alto tra quelli comunicati da altri analisti, come quelli di Equita Sim e Banca Imi : il target price è stato fissato a 5 euro, e il rating a neutral.

Ieri, nel suo primo giorno di scambi, le quotazioni avevano aperto a 4,12 euro, per poi balzare fino a un massimo intraday di 5,26 euro (il minimo intraday è stato testato a 4,06 euro), e chiudere a 4,55 euro, per una capitalizzazione di 5,2 miliardi di euro. 

L’azione Mps ha fatto dunque meglio delle previsioni, chiudendo al di sopra di quei 4,28 euro a cui la stessa banca senese aveva valorizzato le sue azioni.

Indubbia tuttavia la perdita a carico dello Stato che, attraverso la ricapitalizzazione precauzionale è diventato primo socio di Mps, e che ha pagato ad agosto 3,85 miliardi per una quota del 52,2% (6,49 euro per azione) : quota che, ai prezzi correnti, vale 2,7 miliardi di euro. La perdita potenziale è dunque di 1,1 miliardi: si tratta di un ammontare destinato a salire, visto che, attraverso l’operazione di swap  equity-bond senior (o meglio, in base alle precisazioni delle ultime ore, swap equity-certificati di deposito) che partirà lunedì prossimo, lo Stato acquisterà le azioni degli ex obbligazionisti subordinati  – retail, che rispondano a determinati requisiti -: quegli obbligazionisti che, in base al principio del “burden sharing”, sono stati costretti mesi fa alla conversione forzosa dei loro bond subordinati in azioni valutate al prezzo di 8,65 euro.

L’esito dello swap permetterà allo Stato italiano di aumentare la sua partecipazione nell’istituto senese fino al 68% del capitale, spendendo fino ad altri 1,5 miliardi di euro. L’iniezione totale sarà stata di 5,4 miliardi di euro circa.

Intanto, fonti vicine al Mef hanno confermato la soddisfazione del Ministero, con la banca senese che “è tornata a svolgere il fondamentale ruolo di erogare il credito a famiglie e imprese”. Ribadito il sostegno del Tesoro, in base a quanto trapelato dalle fonti, ai vertici rappresentati dall‘amministratore delegato Marco Morelli, e dal presidente Alessandro Falciai che, a questo punto, vengono incitati a “riportare la banca a produrre utili”.

Il piano per il ritorno alla redditività è incentrato su alcuni pilastri fondamentali, come il taglio della forza lavoro di Mps di circa un quinto, la riduzione degli sportelli e la vendita di NPL per un valore di 28,6 miliardi di euro entro il 2021.

Intervistato da Bloomberg, Carlo Alberto Carnevale Maffé, professore di strategia di business presso l’Università Bocconi di Milano, sottolinea che “Monte dei Paschi è sulla strada giusta per migliorare il proprio business”. Tuttavia, “è improbabile che il governo riuscirà a vendere la sua quota realizzando un profitto”.