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Mps: ritorno in Borsa meno vicino, si lavora al nuovo board

Il Tesoro potrebbe spingere per un rinvio del ritorno in Borsa di Mps aspettando prima di ultimare i passaggi sul controllo a partire dal nuovo cda

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Il Tesoro vuole mettere mano all’agenda di Banca Mps posticipando il ritorno in Borsa che l’istituto guidato da Marco Morelli avrebbe voluto avvenisse già in questi primi scorci di ottobre. Negli ultimi giorni il Tesoro avrebbe maturato l’intendimento di riportare il titolo sul mercato solo dopo aver perfezionato adempimenti e modalità della presa del controllo, compresi il passaggio delle azioni e l’insediamento nella governance. Stando a quanto riportato da Il Messaggero, solo motivi tecnici consigliano il Mef a essere prudente sul relisting, considerando che il programma è di rivendere nel giro di un paio d’anni la quota di controllo.
La frenata da parte del Tesoro va quindi a rimescolare le carte in casa Rocca Salimbeni, dove si puntava a un ritorno alle contrattazioni del titolo Mps già settimana prossima. Il cda del 5 ottobre si trasformerà quindi in una riunione di routine senza nessuna decisione in merito. Considerando che il nuovo cda vedrà la luce dopo le dimissioni di quello attuale e l’assemblea per  il varo della nuova governance che dovrebbe esserci tra metà e fine novembre, il ritorno in Borsa rischia di slittare a fine anno.

Le azioni di Banca Mps sono sospese dal 23 dicembre scorso dopo il fallimento dell’operazione di ricapitalizzazione che è stato il preludio alla nazionalizzazione.

 

Nodo governance

Tra i punti cardine da risolvere nelle prossime settimane c’è quello della nuova governance. Sempre il Messaggero parla di un board di 11-13 membri, introducendo il voto di lista per consentire alle Generali, secondo azionista con il 4,3% di avere spazio.
La maggioranza dei posti in cda andrà giocoforza al Tesoro, azionista al 70%. Il Sole 24 Ore rimarca come il ruolo di Generali Assicurazioni sarà importante e il supporto del Leone di Trieste alle scelte del management non è scontato. Anche i fondi puntano a farsi largo nel nuovo board che sarà eletto dall’assemblea. Gli istituzionali esteri contano per circa il 20% del capitale post-burden sharing con dentro nomi di spicco quali Blackrock, Vanguard e Dimensional.