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Mps: la riorganizzazione è finita, adesso è tempo di fare il salto di qualità

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Il 2009 è stato un anno di profonda trasformazione per il Monte dei Paschi che adesso vede un salto di qualità in termini di ricavi, profitti e riduzione dei costi. “Il 2010 è partito bene e, grazie anche ad un significativo aumento della clientela, il primo trimestre sarà sicuramente in crescita rispetto all’ultimo periodo dello scorso anno”, ha dichiarato il direttore generale Antonio Vigni. Tradotto: ritorno all’utile dopo la perdita di 181 milioni registrata nel quarto trimestre 2009. Anche la sfida bancassurance, in partnership con Axa, sta finalmente entrando nel vivo e darà “risultati importanti sulla frontiera innovativa del ramo danni. Infatti ci stiamo preparando a questo tipo di allargamento industriale” ha aggiunto Vigni. Inoltre l’ottimizzazione dei costi (-8% nel 2009) “nel 2010 sarà superiore al consensus che prevede una riduzione dell’1%.


Il Monte intende proseguire sulla strada della dismissione degli immobili, considerati una preziosa riserva per aumentare i ratio patrimoniali dell’istituto, anche se al momento “ci prendiamo tutto il tempo che ci vuole, stiamo approfondendo con la Banca d’Italia”. Il Tier 1, oggi al 7,5% grazie ai Tremonti bond (l’impatto di questi titoli è di 1,55 punti), avrà un ulteriore beneficio di 25 punti base dal perfezionamento delle cessioni di sportelli realizzate a fine 2009: 50 filiali a Intesa SanPaolo per 200 milioni di euro e 22 sportelli alla Carige per 130 milioni. Un ulteriore miglioramento, ha spiegato Vigni, si registrerà quando il modello avanzato di Basilea2 verrà ampliato alle filiali di Antonveneta. E proprio su Antonveneta è ritornata la fiducia perché “è tornata alla produttività e sta rafforzando la sua presenza nel Nord Est”. Quando alla fine del 2007 Mps decise di rilevare i mille sportelli Antonveneta, pagò al Santander 9 miliardi cash. Oggi l’intero Monte dei Paschi, insieme ad Antonveneta, è stimato valere in Borsa meno di 6,5 miliardi.

Capitolo dividendo. Il gruppo senese ha deciso di pagare solo una piccola cedola alle azioni di risparmio. Una scelta che non è stata apprezzata dal mercato, visto che gli analisti si aspettavano un dividendo compreso tra 1 e 2 centesimi di euro. Non molto se si pensa ai 21 centesimi del 2007. Ma il digiuno si interromperà già da quest’anno: “sicuramente torneremo a distribuire un utile per le azioni ordinarie”, ha assicurato il presidente Giuseppe Mussari. Quanto al rafforzamento dei coefficienti patrimoniali, in vista anche dell’arrivo delle regole di Basilea 3, Mussari ha allontanato l’ipotesi che sia necessario un aumento di capitale.


La Fondazione Monte dei Paschi, principale azionista della banca toscana, rimane quindi a bocca asciutta ma attraverso una nota ufficiale mostra tutto il suo appoggio alla decisione di non pagare il dividendo 2009. “Verremmo meno al nostro ruolo di investitori istituzionali che guardano al lungo periodo se non appoggiassimo la Banca Monte dei Paschi di Siena nella decisione adottata dal Cda di non distribuire dividendi a valere sul bilancio consuntivo 2009”. Inoltre “l’esigenza di rafforzare il patrimonio della banca deve essere pertanto considerata priorità assoluta per assicurare al Monte dei Paschi la necessaria solidità e tutte le premesse per gli sviluppi futuri”. In attesa di conoscere quale saranno le correzioni alla normativa sul capitale, entra in stand by il cantiere per il nuovo piano industriale. Il piano doveva essere definito entro giugno per rinnovare quello vigente, in scadenza nel 2011, ma redatto prima che la crisi globale mostrasse i suoi effetti. Infine, il presidente Mussari ha preferito non commentare le continue indiscrezioni che lo vedrebbero come principale candidato alla presidenza dell’Abi al posto di Corrado Faissola. Il top manager del Monte avrebbe già incassato il pieno appoggio da parte di Intesa e Unicredit.