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Mps: Profumo, rinviare l’aumento di capitale potrebbe portare a nazionalizzazione della banca

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Alessandro Profumo torna ad agitare lo spettro della nazionalizzazione. A margine di una trasmissione televisiva il presidente di Monte dei Paschi di Siena è tornato a rimarcare che lo spostamento dell’aumento di capitale dell’istituto, chiesto dalla Fondazione per guadagnare tempo con l’obiettivo di vendere la quota detenuta, potrebbe portare all’ingresso dello stato nel capitale della banca.

Se l’aumento di capitale non dovesse esser fatto a gennaio “entriamo -ha detto il manager a margine di una trasmissione televisiva – in un campo di grande incertezza con il rischio che la banca sia nazionalizzata”. La proposta dell’ente di rinviare l’aumento di capitale a una data successiva al 12 maggio 2014 è stata aggiunta all’ordine del giorno dell’assemblea prevista per fine mese (27-30/12).

Posticipare la ricapitalizzazione obbligherebbe la banca “a riformare il consorzio di garanzia” e favorirebbe l’incertezza “perché non sappiamo cosa succederà sotto il profilo politico”. In questo contesto, “può darsi che l’aumento non venga realizzato e in questo caso la Banca verrà nazionalizzata”. Secondo un’analisi pubblicata sul sito della banca spostare l’aumento di capitale comporterebbe costi aggiuntivi per 120 milioni di euro.

In definitiva, “l’aumento di capitale si può fare, siamo riusciti a creare un consorzio di garanzia e tramite quest’operazione è possibile rimborsare una parte rilevante dell’aiuto pubblico”. Grazie al rafforzamento patrimoniale, “Mps potrà restare una banca senese forte”.

Stando alle indiscrezioni di stampa circolate nel corso della giornata, l’ente guidato da Antonella Mansi sarebbe in contatto con le fondazioni azioniste di Unicredit e Intesa Sanpaolo a cui avrebbe proposto titoli Mps in cambio di azioni delle prime due banche italiane da cedere sul mercato per ripagare i debiti e sottoscrivere l’aumento di capitale per la quota di azioni residue. Commentando i rumor Profumo ha rimarcato che “qualsiasi soluzione che consenta alla Fondazione di votare nei tempi previsti all’aumento va bene”.

Quella odierna è stata una seduta particolarmente pesante per Rocca Salimbeni che ha chiuso ai minimi di giornata a 0,1576 euro, il 4,89 per cento in meno rispetto al dato precedente e non lontano dal minimo storico toccato a luglio 2012 a 0,1568 euro.