Mps: piano entro 10 novembre, tutte le ipotesi per colmare il gap di capitale. Titolo positivo

Inviato da Alberto Bolis il Mar, 28/10/2014 - 10:09
Dopo la bocciatura agli stress test e la batosta di ieri a Piazza Affari, i vertici di Mps sono già al lavoro per mettere a punto il piano che servirà a colmare i 2,1 miliardi di euro di gap di capitale evidenziato dai test della Bce. Alessandro Profumo e Fabrizio Viola avrebbero già incontrato i vertici di Bankitalia e del Tesoro per imbastire la futura strategia della banca senese. La prima soluzione, concordata con il ministero dell'Economia, sarebbe quella di tenere ancora in pancia i residui 750 milioni di euro di Monti Bond. Non tenendo conto di questo impegno, il cosiddetto "shortfall" diminuirebbe a 1,35 miliardi di euro.

Per tentare di placare la speculazione in vista della presentazione del piano è intervenuta anche la Consob che ha deciso di vietare l'assunzione o l'incremento di posizioni nette corte su azioni Mps a partire da oggi fino al termine delle negoziazioni di lunedì 10 novembre. Una decisione avvenuta dopo il crollo di ieri del titolo Mps, che in una sola seduta ha bruciato circa 1 miliardo di euro di capitalizzazione perdendo un quinto del suo valore. Oggi l'azione prova a rialzare la testa mostrando un progresso di circa il 4,50% a 0,82 euro.
 
Il Cda dell'istituto toscano ha già nominato Ubs e Citigroup come advisor per valutare tutte le opzioni strategiche. I vertici del Monte eviteranno in tutti i modi di ricorrere ancora una volta all'aumento di capitale, strada già percorsa nella prima parte dell'anno quando la banca ha raccolto la cifra monstre di 5 miliardi di euro. Ieri, a favorire il crollo del titolo, anche alcuni commenti degli analisti che fanno fatica a scorgere soluzioni alternative all'aumento di capitale.

Per colmare il gap di capitale evidenziato dagli stress test Mps potrebbe mettere in atto una mix di interventi coordinato. Oltre al mantenimento in pancia dei 750 milioni di Monti Bond, le altre ipotesi sul tavolo sono la riduzione del 10% degli asset ponderati per il rischio, la vendita del credito al consumo e l'emissione di un bond convertibile.

L'ipotesi di una fusione con un'altra banca sta perdendo terreno, soprattutto per quanto riguarda la pista italiana dopo i rifiuti dichiarati ieri da Federico Ghizzoni (Unicredit) e Victor Massiah (Ubi Banca). I nomi stranieri che circolano sono invece sempre i soliti, che ciclicamente vengono accostati a Mps: la spagnola Santander e le francesi Bnp Paribas e Credit Agricole
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