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Mps: il piano aspetta l’ok della Bce, poi cessione sofferenze e aumento di capitale

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Tra le aperture di Mario Draghi a possibili aiuti pubblici e articoli della stampa estera, che parlano del sistema bancario italiano come una bomba ad orologeria, il Montepaschi aspetta il via libera della Banca centrale europea al suo piano che prevede lo smaltimento dei crediti in sofferenza e l’ennesimo rafforzamento patrimoniale. Ieri mattina il piano di Rocca Salimbeni è stato esaminato dalla Vigilanza europea, mentre nel pomeriggio si è tenuto un Cda a Siena. Il tutto ad una settimana dalla pubblicazione degli stress test, che evidenzieranno le fragilità del Monte.
Come scritto più volte, il piano di Mps prevede due step principali. Il primo è senza dubbio la cessione al fondo Atlante un pacchetto da 10 miliardi di euro di Non performing loans attraverso un processo di cartolarizzazione. Sono già state avviate le trattative con Atlante per definire il prezzo di vendita di questi crediti deteriorati, che Mps ha in bilancio mediamente al 36 per cento.
Il secondo step, dopo aver venduto le sofferenze ad un prezzo minore rispetto a quello di carico, sarà il ricorso all’aumento di capitale che dovrebbe aggirarsi intorno ai 3 miliardi di euro. L’operazione dovrebbe svolgersi sul mercato e sarà garantita da un pool di banche guidato da Mediobanca e JP Morgan, ma lo Stato potrebbe essere il garante di ultima istanza qualora dovesse verificarsi una grossa fetta di invenduto.  
Questa mattina in un report sul settore bancario italiano, gli analisti di Berenberg hanno confermato il giudizio sell (vendere) sul titolo Mps abbassando il target price a 0,15 euro dal precedente 0,50 euro. Secondo gli esperti, che prevedono un aumento di capitale da circa 5 miliardi di euro, è difficile che il Monte riesca a recuperare sul mercato capitali freschi e quindi prevede un sostegno da parte del Governo