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Mps: non parte lo swap, manca il decreto del Mef. Intanto per il futuro spunta di nuovo Poste

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Gli ex obbligazionisti subordinati del Monte dei Paschi di Siena dovranno attendere ancora per l’operazione di rimborso prevista dal piano di salvataggio statale di Mps. L’avvio dello swap (concambio azioni-bond subordinati) era previsto questa mattina ma in mancanza del decreto del ministero del Tesoro, azionista di riferimento della banca senese con il 52,2%, l’avvio dell’operazione è slittato. Il ritardo dell’emanazione del decreto è probabilmente dovuto al contestuale ritardo del ritorno in Borsa di Mps che ha fatto slittare il flusso informativo necessario per l’avvio dell’operazione.

Non arriva il decreto

Banca Monte dei Paschi di Siena ha reso noto ieri che, non essendo ancora intervenuta l’emanazione del decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze relativo all’acquisto da parte dello stesso Ministero delle azioni oggetto di offerta, il periodo di adesione all’offerta non potrà prendere avvio nella giornata di oggi. Il nuovo calendario dell’offerta, rimarca la banca senese, sarà reso noto non appena emanato il suddetto decreto.

Precedentemente Mps aveva specificato che, nel caso non arrivasse il decreto del Mef o di ritardo che non permettesse di pervenire a un’approvazione dello stesso da parte della Corte dei Conti in tempo per avviare l’offerta di scambio entro il 25 novembre, l’operazione di scambio decadrebbe.

L’avvio del concambio di azioni di nuova emissione in obbligazioni senior, secondo quanto riferito dall’Ansa riportando fonti del Tesoro, dovrebbe comunque essere pronto in un paio di giorni.

I termini dello swap

Il decreto per ristorare gli ex obbligazionisti subordinati riguarderà gli ex obbligazionisti subordinati retail che, in base al principio del “burden sharing”, sono stati costretti alla conversione forzosa dei loro bond subordinati in azioni valutate al prezzo di 8,65 euro. L’esito dello swap azioni-bond porterà il Tesoro di aumentare la sua partecipazione nell’istituto senese fino al 68% del capitale, con un esborso di circa 1,5 miliardi di euro.

 

Strategie future

Intanto si guarda al futuro. Settimana prossima (7 novembre) è in programma il cda per i conti trimestrali di Mps. Una volta tornata in Borsa, l’obiettivo – indicato anche dal Tesoro – è il ritorno all’utile. Tra le possibili ricette, secondo quanto riportato da un articolo di Affari & Finanza di Repubblica, c’è quella di mantenere tutte le attività possibili o creare un gruppo più piccolo che operi nella fascia alta dei servizi e far confluire il resto in un istituto più grande. Tra le opzioni sul tavolo i sarebbe quella di coinvolgere Banco Posta come potenziale compratore, ma tale scenario dovrebbe fare i conti con molte resistenze, partendo da quelle locali e sindacali.