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MPS: no della BCE fa scattare nuovo tonfo in Borsa

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No della Banca Centrale Europea alla richiesta di MPS di avere a disposizione più tempo per effettuare l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro. Attualmente in forma di bozza, di “draft decision”, la decisione della Vigilanza bancaria europea sarà soggetta alla valutazione del Consiglio dei governatori dell’istituto (che difficilmente porrà obiezioni).

Rispetto alla scadenza del 31 dicembre, l’istituto senese aveva chiesto 20 giorni in più alla luce di un contesto reso ancora più sfidante dall’esito del referendum. “La soluzione di mercato esce inevitabilmente dal tavolo delle opzioni, dato che l’ultima data disponibile per la partenza dell’aumento sarebbe essere il 12 dicembre (andare oltre non avrebbe senso viste le festività)”, rileva Vincenzo Longo, market strategist di IG.

L’unica strada percorribile è rappresentata dall’intervento dello Stato. Questa mattina c’è stato un incontro al Ministero dell’Economia tra il Ministro Pier Carlo Padoan, l’Amministratore delegato Marco Morelli e il presidente di Rocca Salimbeni, Alessandro Falciai. Prima dell’inizio del Cda, ancora in corso, Falciai ha detto che i vertici della Banca “non sono assolutamente preoccupati” per il no arrivato da Francoforte.

Stando alle indiscrezioni, già nel fine settimana potrebbe essere varato il decreto legge ominibus che, oltre alla messa in sicurezza della banca senese, prevedrebbe anche misure relative ad altre banche in difficoltà. Sembra certo che al salvataggio del Monte dovranno concorrere anche i titolari delle obbligazioni subordinate.

 “La banca potrebbe essere nazionalizzata attraverso un piano di burden sharing –continua Longo- con ingresso del Tesoro attraverso l’acquisto di bond da convertire poi in azioni”.

Ovviamente il titolo non ha perso l’occasione per registrare un’altra seduta all’insegna delle vendite e, più volte sospeso per eccesso di ribasso, ha terminato le contrattazioni in rosso del 10,55% a 19,5 euro.