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Mps: il Governo sapeva da 1 anno. Eba in contatto con autorità italiane

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Lo scandalo derivati che ha colpito Monte dei Paschi? Non è un fulmine a ciel sereno. La situazione problematica della banca era conosciuta già da un anno. Sono queste le dichiarazioni shock del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, in occasione della commemorazione per i 10 anni dalla morte dell’avvocato Giovanni Agnelli a Torino, confermando così che il Governo già sapeva della bomba ad orologeria piazzata sotto la banca senese. Grilli ha poi attaccato Banca d’Italia: i controlli spettano a Via Nazionale, è lei che può dare informazioni e chiarimenti, aggiungendo poi di non avere evidenza di problemi simili per quanto riguarda le altre banche.

Il ministro ha inoltre assicurato che dal Governo non è affluita nessuna risorsa pubblica alla banca senese e che sono in corso contatti con le autorità di vigilanza per avere un quadro più chiaro della situazione ed essere in grado così di formulare delle valutazioni. Ora resta da capire come il Governo fosse a conoscenza di una situazione che la stessa Mps ha dichiarato d’aver scoperto solamente lo scorso ottobre e come Bankitalia possa aver dichiarato la propria ignoranza sulla vicenda soltanto ieri.

A scendere in campo ora sono anche le autorità europee. L’European Banking Authority (Eba), ha fatto sapere il presidente Andrea Enria a Reuters Tv, è entrata in contatto con le autorità italiane per avere maggiori informazioni sulla situazione della banca senese.

Responsabili del putiferio che sta investendo Mps sono state le operazioni “Santorini” e “Alexandria“, rispettivamente del 2008 e del 2009, e quella del 2006 “Nota Italia” su prodotti derivati e che, per stessa ammissione della banca, avrebbero portato la stessa ad aumentare di 500 milioni di euro i cosiddetti Monti Bond “al fine di assicurare la copertura, dal punto di vista prudenziale, degli impatti patrimoniali di eventuali rettifiche di bilancio, nonché degli eventuali costi di chiusura delle operazioni in oggetto, qualora la Banca ritenga conveniente tale chiusura nell’esclusivo interesse suo e dei suoi azionisti”. L’amministratore delegato della banca senese, Fabrizio Viola, in un’intervista rilasciata a Il Messaggero, ha quantificato in circa 720 milioni di euro le perdite attualizzate su operazioni strutturate, sottolineando che si tratta di perdite di fatto già comprese nelle operazioni di risanamento in corso.

La tempesta sulla banca più antica del mondo ha portato, tra le altre cose, alle dimissioni di Giuseppe Mussari dalla presidenza dell’Abi, in quanto numero uno di Mps all’epoca dei fatti, oltre ad un crollo del titolo a Piazza Affari. In una singola seduta l’azione è riuscita a bruciare 267 milioni di euro e oggi le cose non vanno certamente meglio: con scambi boom, il titolo della banca senese cede oltre il 6,5% a 0,238 euro con oltre 520 milioni di pezzi scambiati, ben oltre la media degli ultimi 30 giorni che è pari a circa 335 milioni.

Sul piede di guerra anche l’Adusbef, che insiste nel chiedere un azione di responsabilità verso la Consob e Banca d’Italia domandandosi: “cosa facevano le Autorità di vigilanza Bankitalia e Consob, il collegio sindacale e la società di certificazione dei bilanci, per evitare il dissesto della più antica banca italiana?” “Indubbiamente – spiega Elio Lannutti presidente dell’associazione in una nota –  chi aveva il dovere di verificare correttezza e veridicità dei bilanci del Mps, comprese le operazioni di ricopertura in derivati, come Bankitalia e Consob non lo ha fatto, per questo Adusbef chiede che l’indagine penale che riguarda il Monte dei Paschi di Siena, venga allargata alle distratte autorità che devono essere chiamate in concorso ad una azione di responsabilità, per i danni inferti ai risparmiatori, lavoratori, piccoli azionisti e   contribuenti che hanno ripianato a loro spese, con la rata Imu prima casa il buco (scoperto finora) di 3,9 miliardi di euro”.

Il Codacons non è da meno. In una nota l’associazione comunica che è in corso la preparazione di un esposto contro Bankitalia. “Chiederemo alla Procura di Siena di aprire una indagine nei confronti della Banca d’Italia alla luce delle ipotesi di omissione di vigilanza e concorso negli illeciti contestati per la vicenda Mps”, spiega l’associazione. “Appare infatti inaccettabile che l’istituto non abbia svolto la propria opera di controllo su Mps, e che si difenda affermando di essere stato ingannato, quando in realtà dispone di tutti gli strumenti per svolgere al meglio l’attività di vigilanza ed evitare simili scandali”. Non solo. “Alla luce dei gravi fatti che vedono coinvolta Mps e delle responsabilità di chi doveva vigilare e non l’ha fatto, i vertici della Banca d’Italia devono dimettersi – prosegue il Codacons – e contestualmente deve essere nominato un amministratore di sostegno che si occupi di svolgere le funzioni proprie dell’istituto”.