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Mps: la Fondazione aspetta Tremonti, sul tavolo diverse ipotesi per sostenere l’aumento

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L’aumento di capitale del Monte dei Paschi si fa sempre più probabile. La Borsa, dove il titolo resta sotto pressione, e i broker non hanno dubbi: l’istituto senese ha bisogno di capitali freschi per 1,5-2 miliardi di euro. “L’ammontare sembrerebbe più vicino ai 2 miliardi”, è il mantra che ripetono nelle sale operative. Rocca Salimbeni deve ripagare al Tesoro 1,9 miliardi di euro di Tremonti Bond, sottoscritti a fine 2009, che costano 160 milioni di interessi all’anno. I tempi stringono e la decisione sull’aumento dovrebbe essere presa tra il Cda del 7 aprile, dove non risulta all’Odg nessuna discussione in merito ad un’eventuale ricapitalizzazione, e quello in programma il prossimo 21 aprile.


Il maggiore interessato all’aumento è indubbiamente l’azionista  di maggioranza, ovvero la Fondazione Mps che controlla il 55,48% della banca guidata da Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. La linea dell’ente toscano, presieduto da Gabriello Mancini, è quella di restare sopra il 50% del Monte. Tradotto: se l’aumento dovesse essere fissato a 2 miliardi di euro, la Fondazione dovrebbe sborsare circa 1 miliardo. Una cifra notevole visto il periodo di magra in termini di dividendi: dopo le secche del 2009, nell’esercizio terminato lo scorso dicembre la banca ha deciso di distribuire cedole complessive per 167,7 milioni di euro.

Di conseguenza, sul tavolo della Fondazione senese circolano diverse opzioni per sostenere al meglio la sempre più probabile ricapitalizzazione. Il primo appuntamento cruciale è fissato per domani, quando Giulio Tremonti incontrerà i presidenti delle Fondazioni più coinvolte nella girandola di aumenti di capitale. E qui l’ente toscano dovrebbe avanzare l’ipotesi del debito. “Noi possiamo indebitarci fino al 20% del nostro patrimonio netto (5,53 miliardi di euro a fine 2009) e per fare questo serve una consultazione con il Tesoro”, spiega un portavoce della Fondazione Mps contattato da Finanza.com.
 
In sostanza non si tratta di una vera e propria autorizzazione da parte del ministero dell’Economia, ma Tremonti ha sempre ribadito che il capitale delle Fondazioni non deve essere troppo concentrato sulle banche. Inoltre, spiega sempre il portavoce, “la Fondazione ha una possibilità di indebitarsi fino al 10% direttamente con la controllata Banca Mps”. Nell’attesa del meeting con Tremonti, a Siena si ragiona sulle altre opzioni percorribili per fare cassa. La Fondazione, infatti, potrebbe anche decidere di vendere le azioni privilegiate Mps di cui sono gli unici possessori, ma “non è facile individuare l’eventuale compratore” segnala un analista di una primaria banca italiana.


Ma l’ipotesi più intrigante e, al tempo stesso, meno probabile riguarda la cessione delle partecipazioni in Intesa SanPaolo (lo 0,42% in carico a 225 milioni di euro), Mediobanca (l’1,93% in carico a 250 milioni) e nella Cassa Depositi e Prestiti (in carico per 90 milioni). L’eventuale cessione causerebbe però forti minusvalenze, visto che la quota in Intesa è iscritta a 4,7 euro per azione (oggi tratta a 2,14 euro), mentre quella in Mediobanca a 15,2 euro (oggi vale 7,29 euro).