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Mps: il destino è in mano ai piccoli risparmiatori, allarme Bce sulla liquidità

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Il destino di Mps è in mano ai piccoli risparmiatori che hanno in portafoglio le obbligazioni subordinate, soprattutto il maxi bond da 2,2 miliardi di euro (Upper Tier 2 con scadenza maggio 2018) venduto nel 2008 con tagli minimi da 1.000 euro agli sportelli della banca per finanziare la sciagurata acquisizione di Antonveneta. Ora la Consob ha dato il via libera per inserire nel programma di conversione volontaria anche questo titolo.

Il periodo di adesione all’offerta è iniziato questa mattina e terminerà alle 14:00 di mercoledì 21 dicembre. Oltre al maxi bond, che da solo rappresenta circa la metà dei subordinati del Monte in circolazione, anche il “Fresh” è stato inserito nel piano di conversione, per cui in caso di adesione totale la banca raccoglierebbe 4,5 miliardi di euro.

I tempi sono strettissimi, visto che la Bce non ha concesso nessuna proroga per l’aumento di capitale. Nel prospetto dell’aumento di capitale di Mps si capisce il perchè di questa decisione. L’Eurotower ha fatto sapere che la situazione della liquidità della banca senese si è deteriorata e, dopo il referendum, ha raggiunto un orizzonte temporale di 29 giorni.

Quanto non raccolto con la conversione dei subordinati sarà coperto con l’emissione di nuove azioni: almeno il 30% dell’aumento di capitale sarà dato in prelazione agli attuali azionisti con un prezzo di emissione minimo di 1 euro. Molti operatori credono che sarà proprio a questa cifra che verranno emessi i nuovi titoli azionari di Mps.

La banca senese, nel Supplemento al Documento di Offerta, prevede che la riapertura della conversione volontaria riesca ad ottenere un’adesione pari al 40,4 per cento. Giovedì prossimo si saprà con certezza quanto Rocca Salimbeni riuscirà ad ottenere dalla conversione dei subordinati e, nello stesso giorno, è in programma un Consiglio dei Ministri pronto ad intervenire qualora la banca prendesse atto dell’impossibilità di procedere nella soluzione di mercato.