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Mps: bocciata a stress test con deficit di 2,1 miliardi. Ipotesi fusione o bond convertibile

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Torna la paura su Mps, bocciata negli stress test della Bce dalla quale esce con un ammanco di capitale di 2,1 miliardi di euro. La banca senese ha superato l’analisi sulla qualità degli attivi, ma non lo stress test che ha mostrato appunto un deficit pari a 2,1 miliardi. Il gap comprende anche la restituzione dei residui 750 milioni di euro di Monti Bond e, non tenendo conto di tale impegno, il cosiddetto “shortfall” diminuirebbe a 1,35 miliardi di euro. Cifre comunque superiori alle attese degli analisti che venerdì avevano fatto scattare gli acquisti sul titolo Mps.

Ora invece è profondo rosso a Piazza Affari: l’azione del Monte è congelata dagli scambi con un tonfo teorico di oltre 15 punti percentuali a 0,848 euro. Rocca Salimbeni avrà tempo nove mesi per rientrare nei parametri stabili da Francoforte. Il Cda di Mps ha già avviato l’esame delle potenziali azioni da includere nel capital plan e ha nominato Ubs e Citugroup come advisor per valutare tutte le opzioni strategiche.

Il Montepaschi si trova quindi in una situazione delicata visto che la banca, nella prima parte dell’anno, aveva portato a termine un maxi aumento di capitale da 5 miliardi di euro ed ora si ritrova a dover colmare un ammanco di 2,1 miliardi. Per evitare di ricorrere ancora al mercato, le ipotesi che circolano parlano di  una fusione con un’altra banca, dell’emissione di un bond convertibile e di cessioni di rami d’azienda.

“Crediamo che la mancanza di un piano dettagliato sulle prossime strategie da attuare per ricoprire le esigenze di capitale legate agli stress test, possa alimentare la speculazione del mercato verso un possibile aumento di capitale“, commentano gli esperti di IG secondo cui il deficit risulta essere troppo elevato “da essere colmato solo con l’emissione di un bond Tier 1 o dalla cessione di rami di azienda, come Consum.it”.

Per IG anche l’ipotesi di una fusione rimane “molto improbabile al momento, sia per le notevoli dimensioni dell’istituto sia per la difficoltà che la banca sta incontrando nel recuperare redditività”. Per gli analisti di Banca Akros l’incertezza sulle misure da compiere per colmare il gap patrimoniale “peserà sul titolo e sospendiamo il nostro giudizio rispetto al precedente hold”.