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Mps, Banco e Ubi rispondono all’EBA: niente aumento. Gli analisti restano scettici

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Dopo mesi di accese polemiche, questa sera le banche italiane presenteranno i loro piani ufficiali in risposta alle richieste della European Banking Authority (EBA). A parte Unicredit, impegnata nella maxi ricapitalizzazione da 7,5 miliardi di euro, i tre istituti coinvolti restano Monte dei Paschi, Banco Popolare e Ubi Banca. Le richieste di rafforzamento patrimoniale dell’EBA sono decisamente pesanti: 3,26 miliardi di euro per la banca senese, 2,7 miliardi per l’istituto scaligero e 1,39 miliardi per il gruppo lombardo. La linea comune portata avanti da tutte e tre le banche non prevede il ricorso ad un aumento di capitale, che sarebbe troppo oneroso per gli azionisti già spremuti nel corso dello scorso anno. Entro giugno, secondo le norme imposte dall’EBA, le banche coinvolte nel monitoraggio dovranno portare il loro Core Tier 1 al 9 per cento.

Monte dei Paschi
 
Clima teso a Siena, che vive con la spada di Damocle dei 3,26 miliardi di euro chiesti dall’EBA. Il neo direttore generale di Rocca Salimbeni, Fabrizio Viola, ha ribadito che la banca non farà ricorso ad un nuovo aumento di capitale. Le ricette dell’istituto toscano si traducono in azioni sul capital management, l’ottimizzazione degli attivi a rischio (RWA) e cessioni di asset no core. Il Monte sta inoltre lavorando per farsi computare nel capitale i due prestiti Fresh emessi nel 2003 e nel 2008 per circa 1 miliardo di euro. “Non vi è nessuna novità – sottolineano gli esperti di Equita – a meno che l’EBA non ammorbidisca la sua posizione secondo noi è difficile pensare che entro giugno si possano concretizzare tutte le azioni di rafforzamento su cui le banche intendono contare”.
 
Posizione identica per gli analisti di Deutsche Bank, secondo cui le operazioni annunciate da Viola sono difficilmente realizzabili entro giugno. Gli esperti della banca tedesca, in un report pubblicato un paio di giorni fa, citano anche “l’impossibilità della Fondazione Mps ad appoggiare un eventuale aumento di capitale e le attuali condizioni di mercato potrebbero favorire una soluzione non private sector come l’ingresso da parte della Cassa Depositi e Prestiti”. L’intervento statale è stato ipotizzato ieri anche dalle colonne del Financial Times, ma il Monte ha subito smentito queste voci. Nella sua valutazione sul titolo Mps, Deutsche Bank tiene comunque conto di un aumento di capitale da 2 miliardi di euro.

Banco Popolare

Il consigliere delegato del Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, è stato uno dei primi a criticare l’operato dall’EBA, che all’istituto scaligero ha chiesto nuovi capitali per 2,7 miliardi di euro. Per sfuggire ad un nuovo aumento, la strategia del Banco si basa sull’adozione di una politica di riduzione degli attivi di rischio e dei cosiddetti “modelli avanzati” riguardo l’assorbimento di capitale sugli attivi/prestiti. Inoltre dovrebbe andare in porto la cessione del 19% detenuto in Agos-Ducato dopo il fallimento della trattativa con la francese Credit Agricole, che già possiede il 61% della società attiva nel credito al consumo. Il Banco Popolare, sul finire del 2011, ha portato a termine il passaggio dal sistema duale alla governance tradizionale, attraverso la fusione delle banche controllate che porterà ad un risparmio di circa 40 milioni di euro infragruppo.

Ubi Banca

Ubi Banca, che lo scorso anno ha già chiesto agli azionisti 1 miliardo di euro, è la banca italiana con la minore richiesta (1,39 miliardi di euro) per rafforzare il patrimonio. L’istituto guidato da Victor Massiah può contare sulla riserva costituita dal prestito convertibile da 639 milioni di euro, anche se l’eventuale conversione comporterà una diluizione sugli utili. Come il Banco Popolare, anche Ubi Banca dovrebbe adottare i “modelli avanzati” e attuare una politica di riduzione degli attivi di rischio. Secondo quanto spiegato da un’importante sim italiana, ogni punto percentuale di taglio delle RWA comporterebbe un impatto positivo di 5 punti base sul Core Tier 1.