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Mps: l’accusa di Bankitalia, hanno nascosto i documenti. In campo anche la Consob

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Non accenna a placarsi la tempesta dei derivati su Mps e sul suo ex-presidente Giuseppe Mussari, fresco di dimissioni da numero uno dell’Abi. E gli effetti si fanno sentire pesantemente sul titolo a Piazza Affari. In una singola seduta infatti l’azione ha bruciato 267 milioni di euro chiudendo ieri con una calo di oltre l’8% e non sembra andare meglio oggi. Il titolo, già vittima di sospensione, al momento arretra del 4,72% a 0,242 euro.

Ieri sera è giunta l’accusa di inganno da parte della Banca d’Italia. “La vera natura di alcune operazioni riguardanti il Monte dei Paschi di Siena riportate dalla stampa è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all’Autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di Mps”. Così recita la nota diramata da Via Nazionale, aggiungendo che le operazioni sono ora all’attenzione sia della Vigilanza sia dell’Autorità giudiziaria, in piena collaborazione. “Gli approfondimenti e le indagini sono coperti da segreto d’ufficio e da segreto istruttorio”. Bankitalia ricorda che nei mesi scorsi i vertici della banca sono stati rinnovati e che “i nuovi amministratori stanno cooperando con l’autorità giudiziaria e con la Banca d’Italia per accertare le passate circostanze”.

Responsabili del putiferio sul titolo dell’istituto toscano e delle dimissioni di Mussari dalla presidenza dell’Abi sono state le operazioni “Santorini” e “Alexandria“, rispettivamente del 2008 e del 2009, e quella del 2006 “Nota Italia” su prodotti derivati e che, per stessa ammissione della banca, avrebbero portato la stessa ad aumentare di 500 milioni di euro i cosiddetti Monti Bond “al fine di assicurare la copertura, dal punto di vista prudenziale, degli impatti patrimoniali di eventuali rettifiche di bilancio, nonché degli eventuali costi di chiusura delle operazioni in oggetto, qualora la Banca ritenga conveniente tale chiusura nell’esclusivo interesse suo e dei suoi azionisti”. L’amministratore delegato della banca senese, Fabrizio Viola, in un’intervista rilasciata a Il Messaggero ha quantificato in circa 720 milioni di euro le perdite attualizzate su operazioni strutturate, sottolineando che si tratta di perdite di fatto già comprese nelle operazioni di risanamento in corso.

Anche Monte dei Paschi è intervenuta ieri sera con una nota in merito alle operazioni in questione operazioni, dichiarando che “le analisi in corso relative ad alcune operazioni strutturate poste in essere in esercizi precedenti e presenti nel portafoglio della Banca riguardano ad oggi esclusivamente le operazioni denominate Alexandria, Santorini e Nota Italia“. Inoltre, “le analisi, avviate nel mese di ottobre 2012 inizialmente su ‘Alexandria’ e successivamente estese anche a ‘Santorini’ e ‘Nota Italia’, essendo attualmente in via di completamento,  consentiranno in tempi brevi prevedibilmente entro la prima metà di febbraio al Cda della banca di valutarne con precisione gli impatti e, quindi, di adottare eventuali misure, inclusa la modifica retrospettiva della relativa rappresentazione contabile”. ” In ogni caso  – spiega Mps – anche in virtù della richiesta di incremento dei ‘Nuovi Strumenti Finanziari’ per 500 milioni di euro, si ritiene che la Banca sia in condizioni di assorbire, dal punto di vista patrimoniale, le conseguenze delle scelte finanziarie, contabili e gestionali relative alle operazioni in oggetto”.

Mps conclude precisando che “non risulta che alcuna delle operazioni in oggetto sia stata sottoposta all’approvazione del consiglio di amministrazione della banca, in quanto ciascuna rientrava nei poteri delle strutture preposte alla gestione operativa”.

Anche la Consob è scesa in campo. L’autorità, sollecitando anche una nota da parte dell’istituto toscano, ha convocato nei prossimi giorni sindaci e revisori per disporre della loro versione dei fatti. Ora l’attesa è per domani quando si riunirà l’assemblea di Mps. Occasione nella quale difficilmente l’argomento potrà essere eluso.