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Mosse anti-crisi: la Cina accelera

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Spinta cinese ai mercati azionari asiatici e alle commodity. Sulle piazze asiatiche si è percepito un entusiasmo palpabile dopo che sono iniziati a circolare rumor secondo cui la Cina si appresterebbe a rendere meno rigidi i criteri adottati per la concessione del credito da parte delle cinque principali banche del Paese e contestualmente a ridurre i requisiti di capitale. In dicembre il coefficiente di riserva bancaria richiesto dalla banca centrale agli istituti operanti nel Paese è stato ridotto per la prima volta in tre anni.
L’indice Hang Seng di Hong Kong è in rialzo di più di un punto percentuale, mentre lo Shanghai Composite ha chiuso con un +1,3 per cento. Le quotazioni del rame sono salite a 8.327 dollari la tonnellata e anche il petrolio è giunto fino a 101,55 dollari per barile prima di ritracciare nell’ultima mezz’ora. Buon progresso(+1,04%) anche per l’indice Nikkei di Tokio. Bene il settore dei materiali di base, cresciuto del 2,21 per cento.
 
Possibili nuove iniezioni di liquidità
I rumor sono stati rilanciati questa mattina dall’agenzia Dow Jones Newswire, che ha citato anche la possibilità di una nuova iniezione di liquidità. La People’s Bank of China avrebbe iniettato nel sistema finanziario liquidità a breve termine per 183 miliardi di yuan, corrispondente a circa 29 miliardi di dollari statunitensi. Si tratterebbe di un’ulteriore mossa espansiva decisa dalle autorità cinesi dopo l’operazione di martedì scorso, quando nel sistema erano stati iniettati 169 miliardi di yuan attraverso un’operazione di finanziamento repo. Il tasso interbancario a 7 giorni è sceso al 5,96% rispetto al picco del 7,72% toccato proprio martedì scorso.
 
Il rallentamento cinese
La necessità di interventi espansivi da parte delle autorità si sono fatti più pressante dopo i più recenti dati economici. Due giorni fa Pechino ha reso noto che negli ultimi tre mesi dell’anno la crescita ha registrato un incremento dell’8,9% (dal +9,1% del trimestre precedente e contro il +8,6% atteso dagli analisti). Si tratta del livello di crescita più basso degli ultimi due anni e mezzo. Il dato ha impattato sul Pil del 2011, cresciuto “solo” del 9,2% contro il 10,4% del 2010. Gli analisti si aspettano che nel 2012 la Cina possa sperimentare il più basso tasso di espansione dell’ultimo decennio, contribuendo così al rallentamento globale. Per i primi tre mesi del 2012 il tasso di crescita atteso dalla comunità finanziaria si attesta attorno all’8%, un livello che le autorità politiche cinesi reputano il minimo necessario per sostenere la creazione di posti di lavoro.