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Morgan Stanley e Goldman Sachs: è il momento di cambiare strategia trading

Lo scorso venerdì la curva dei Treasuries con rendimenti da due a 30 anni è diventata la più piatta dall’inizio di settembre, mentre quella dei rendimenti compresi tra 2 e …

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Effetto Trump azzerato. Il vero termometro della realtà economica americana sembra essere diventato il mercato dei Treasuries. Colpiti dalle vendite nel periodo immediatamente successivo all’Election Day che ha inaugurato la nuova presidenza di Trump, i Treasuries hanno cambiato indubbiamente rotta.

Il risultato è stato un rally a cui, per la relazione inversamente proposizionale che esiste tra obbligazioni e rendimenti, ha portato i tassi a puntare verso il basso. E non di poco, visto che negli ultimi cinque mesi i tassi sui Treasuries decennali Usa hanno sofferto il trend ribassista più duraturo dal 2010.

Morgan Stanley e Goldman Sachs mettono investitori sull’attenti

Ma Morgan Stanley e Goldman Sachs scrivono che il quadro potrebbe cambiare presto. Mentre Bank of America segnala in un grafico che “probabilmente i tassi sui Treasuries e la volatilità sono scesi troppo”.

Forte è stata la flessione che ha colpito i rendimenti dei titoli governativi Usa lo scorso venerdì 2 giugno, dopo la pubblicazione del report occupazionale Usa, che ha deluso le attese del consensus.

I tassi decennali sono scesi di ben 7 punti base, scivolando fino al 2,14%, al valore più basso dallo scorso 10 novembre e dunque del 2017. Non solo: la curva dei Treasuries con rendimenti da due a 30 anni si è appiattita al massimo dall’inizio di settembre (mentre quella dei rendimenti compresi tra 2 e 10 anni si è appiattita al record da inizio ottobre)

Curva dei rendimenti, la più piatta da inizio settembre

Sembrano lontani i mesi immediatamente successivi alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa, in cui avveniva l’esatto contrario.

I Treasuries erano stati colpiti dai sell off, mentre i rendimenti salivano, con gli investitori euforici in attesa del bazooka fiscale che Trump aveva promesso durante la campagna elettorale che, finora, non si è ancora concretizzato.

Morgan Stanley commenta calo rendimenti e crollo volatilità

La delusione per il mancato arrivo – per ora – del piano imponente di tagli alle tasse, gli scandali che hanno colpito l’amministrazione Trump, i dati macroeconomici non sempre confortanti, hanno minato la propensione al rischio e cambiato le carte in tavola.

E’ seguita la riscoperta dei Treasuries, accompagnata dal crollo della volatilità in generale, ovvero dal crollo delle aspettative sulle oscillazioni dei prezzi, in diverse classi di asset, non solo nell’azionario.

L’ottimismo si è spento, lasciando il posto a un’atteggiamento di autocompiacimento, che ha fatto praticamente evaporare la volatilità nel mercato dei bond, del forex e dell’azionario.

Nel caso specifico dei Treasuries, basta guardare all’indice MOVE Index – Merrill Option Volatility Estimate – precipitato di 18 punti dall’inizio dell’anno, e crollato fino a 53,49 lo scorso 30 maggio, al minimo dall’agosto del 2014. Da segnalare che l’indice misura le oscillazioni sulla base delle opzioni a un mese sui Treasuries che hanno una scadenza compresa tra due e 30 anni.

Morgan Stanley ha spiegato il fenomeno affermando che i trader e gli investitori tendono a vendere la volatilità in quanto essa tende ad offrire ritorni decenti, in un momento in cui i tassi sono bassi e la curva dei rendimenti è piatta.

Ma come chiede il grafico di Bank of America, è possibile che i tassi e la volatilità siano scesi troppo, motivo per cui Morgan Stanley scommette di puntare su un aumento della volatilità. In particolare, gli analisti raccomandano ai trader di accumulare posizioni forward sui tassi a due anni, ritenendo che questo sia il modo migliore per approfittare della crescita delle aspettative sulle oscillazioni dei prezzi,nel mercato dei Treasuries.

Crollo dei rendimenti sui Treasuries e della volatilità

Morgan Stanley non è la sola. Dello stesso avviso Goldman Sachs Asset che ritiene, stando a quanto riportato da Bloomberg, che i rendimenti siano vicini a toccare il fondo, in un contesto tra l’altro in cui si prevede che la Fed alzerà i tassi sui fed funds di altre due-tre volte quest’anno.

Riferendosi al report occupazionale, in un’intervista a Bloomberg Television, Philip Moffitt, responsabile della divisione di reddito fisso per l’Asia-Pacifico della divisione del colosso americano, ritiene che i “numeri rimangono comunque forti”. Non sarà insomma questo dato, a suo avviso, a frenare la Fed.

“La Fed continuerà con le strette monetarie, e ciò significherà tassi e dollaro più alti”.

Anche Goldman Sachs ritiene che il rally dei Treasuries sia stato eccessivo