Morgan Stanley e Barclays spingono Enel in Borsa, l'Egitto non spaventa Eni

Inviato da Alberto Bolis il Mar, 01/02/2011 - 11:39
Quotazione: ENEL
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Enel tonica a Piazza Affari in scia ai giudizi positivi arrivati questa mattina da Morgan Stanley e Barclays. Gli analisti della banca statunitense hanno portato il target price del colosso elettrico a 5,3 euro dal precedente 5 euro, confermando la raccomandazione overweight. "La ristrutturazione del debito di gruppo - spiega il broker - porterà una serie di vantaggi, tra cui ridurre lo sconto a cui è scambiato il titolo che noi consideriamo sottovalutato". Secondo Morgan Stanley Enel centrerà l'obiettivo di 45 miliardi di debito netto al 2010 e riuscirà a scendere a 41 miliardi nel 2012. Inoltre la riduzione "porterà ad una maggiore crescita dell'utile per azione e supporterà il dividendo del gruppo, che è già uno dei più elevati in Europa".

Morgan Stanley si aspetta che il gruppo guidato da Fulvio Conti sorprenda gli investitori quando pubblicherà i risultati preliminari dell'esercizio 2010 (3 febbraio), grazie ad una efficace politica di contenimento dei costi. "Ci aspettiamo una revisione del consensus dopo i risultati - spiegano gli esperti -. Inoltre il business plan del prossimo marzo potrebbe svelare opportunità di crescita in America Latina e in altri mercati emergenti, oltre a rappresentare un punto di svolta per l'equity story".
 
Barclays ha invece ribadito overweight con target price a 4,7 euro, confermando "la valutazione positiva sul titolo visti i risultati che arriveranno sia sul fronte operativo che del debito". Gli esperti della banca britannica si aspettano che, dopo aver chiuso il programma di cessioni, Enel focalizzi la sua strategia sulla razionalizzazione della struttura aziendale.  E così il titolo Enel mostra in Borsa un progresso dello 0,91% a 4,16 euro.

Meglio ancora la performance borsistica di Eni, che guadagna l'1,68% a 17,59 euro. Il titolo del colosso petrolifero si è quindi ripreso dopo la frenata di ieri, dovuta principalmente all'aggravarsi delle tensioni in Egitto, visto che il contributo del Paese nordafricano alla produzione della compagnia italiana è significativo, ovvero circa il 13% della sua produzione oil totale.

Il gruppo di San Donato ha deciso di evacuare 289 dipendenti ma, al momento, le attività in Egitto proseguono regolarmente "però ci sono rischi - sottolinea Equita - nel caso in cui la situazione si aggravasse portando all'interruzione del canale di Suez o all'interruzione dei terminali di carico". Eni non ha in agenda nuovi progetti in Egitto nei prossimi 2-3 anni e quindi, secondo la sim milanese, "il rischio di ritardo nei target produttivi a causa dell'incertezza politica è limitato".

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