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Morgan stanley: attenti alla bolla speculativa petrolifera

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Tutto quel che sale troppo è destinato a scendere, e a volte con molto anticipo rispetto a quel che si pensa. In questa frase si concentra il pensiero di Andy Xie, noto analista asiatico di Morgan Stanley, che ha appena presentato un report sul ‘Declino della domanda di petrolio in Asia’, in cui pronostica un brusco calo dei prezzi del greggio in tutti i mercati mondiali. Questa view non coincide con le prospettive delineate dalla maggior parte degli esperti, che includono un rialzo delle quotazioni del barile fino a 100 dollari Usa.

Secondo Andy Xie, la bolla petrolifera avrebbe i giorni contati. L’esperto pronostica che non bisognerà attendere molto per contemplare il nuovo scenario. Una delle variabili più interessanti citate da Xie a sostegno della sua ipotesi, risiede nella particolare natura delle bolle petrolifere. A differenza delle bolle speculative immobiliari – che apportano flussi di ricchezza a un elevato numero di persone, e che proprio per questo tendono a perpetuarsi per periodi di tempo lunghi – quelle petrolifere impoveriscono le economie e si manifestano in modo intenso e in tempi brevi.

Seguendo le stesse modalità che hanno interessato molte economie europee, le economie asiatiche stanno decelerando, sostiene Xie, e questo costituirà la variabile fatale per tutti coloro che hanno scommesso su ulteriori rialzi del prezzo del petrolio. Perché? Per una ragione molto semplice: la domanda proveniente dalle principali economie asiatiche ha rappresentato il vero motore della crescita delle quotazioni. ‘O almeno’, sostiene l’analista’, è così che hanno fatto credere al mondo i grandi speculatori attivi sui mercati delle materie prime.

D’accordo con la teoria dominante, gli equilibri del settore petrolifero sono saltati a causa delle variazioni intervenute sul fronte della domanda. La fame di risorse naturali manifestata da India, Cina e altri paesi Emergenti ha provocato uno squilibrio tra domanda e offerta mondiale del crudo. Secondo Xie, questo trend avrebbe le ore contate. L’Asia avrebbe cominciato a sperimentare un calo della domanda a causa delle elevate quotazioni. Stando ai dati pubblicati dall’esperto di Morgan Stanley, le importazioni cinesi di greggio sono aumentate solo del 3,9% durante i primi sei mesi dell’anno. Nel primo semestre del 2004, il tasso di crescita era stato del 34,1%.

Uno scompenso ancor maggiore si è registrato sul fronte delle importazioni cinesi di prodotti raffinati: l’ammontare dell’import è calato del 21,1% nel primo semestre del 2005, a fronte di una crescita del 34,1% manifestatasi nello stesso periodo del 2004. Un trend decrescente sta interessando anche le importazioni petrolifere coreane. Da gennaio a maggio, le importazioni di petrolio di questo paese sono calate del 7,8%. In India, una delle grandi potenze asiatiche, sta accadendo la stessa cosa: le importazioni di crudo sono diminuite del 4% nel primo semestre del 2005 rispetto al dato relativo al primo semestre del 2004. A Taiwan il calo è stato del 2,3%, e in Tailandia dello 0,7%. Secondo Xie, la causa di questo decremento delle importazioni va ricercata nelle elevate quotazioni del greggio.

La speculazione sugli squilibri tra domanda e offerta è stata, a detta di Xie, la causa principale del rialzo eccessivo che sta penalizzando la domanda. Il prezzo del barile è cresciuto del 93,21% dal gennaio 2004, e del 44,39% dall’inizio dell’anno. Una buona parte di questi incrementi percentuali può essere addebitata agli effetti della speculazione. Secondo gli analisti della International Strategy & Investment, una quota pari a 18-20 dollari dei 60 che rappresentano il costo del barile, sono ascrivibili agli effetti della speculazione.

Fino a questo momento, i governi di alcuni paesi asiatici hanno garantito l’erogazione di particolari sovvenzioni tese a mantenere bassi i prezzi al consumo dei carburanti. Attualmente si è giunti ad un punto in cui l’adozione delle sovvenzioni è troppo onerosa per i bilanci statali. Per far fronte a questo difficile scenario, la Cina ha incrementato le importazioni di carbone del 58% dall’inizio dell’anno. Secondo Xie, il calo delle importazioni cinesi è solo nella fase embrionale. A cura di www.fondionline.it