Moody's non dà la carica a Psa e Renault. Fiat in attesa del match Marchionne-Berlusconi

Inviato da Micaela Osella il Ven, 11/02/2011 - 14:23

Seduta all'insegna dei realizzi per le Borse europee. Mentre continuano a rincorrersi voci e smentite sulla partenza del presidente Hosni Mubarak dal Cairo. Secondo la Bbc in arabo, il rais avrebbe lasciato il paese alle 13 ora locale (le 12 in Italia). Poco prima anche al-Arabiya riferiva di voci su una fuga all'estero di Mubarak e dalla sua famiglia dall'aeroporto militare al-Madha della capitale. Ma poco dopo la tv ha corretto il tiro, parlando di una partenza dal Cairo, non dal paese. Altre tv, come l'israeliana Channel10, lo danno in viaggio verso Sharm el-Sheikh. Sulla vicenda non c'è per ora alcuna conferma o smentita ufficiale. Parigi cede lo 0,34%, Londra perde lo 0,09%. Mentre Madrid indietreggia dello 0,63%. Francoforte oscilla sulla parità. Moody's non dà la sveglia al settore dell'auto. L'agenzia di rating, pur confermando il rating di Peugeot (-1,1% a 29,99 euro) e di Renault (-2,56% a 46,04 euro), ha migliorato l'outlook di entrambi i costruttori.

In una nota l'agenzia ha ribadito il rating Baa3 del rating a lungo di Peugeot, su cui ha alzato l'outlook da negativo e stabile, e il rating Corporate Family Ba1 di Renault, il cui outlook è stato portato da stabile a positivo. L'agenzia ha spiegato che la stabilizzazione dell'outlook fa seguito alla ripresa più forte del previsto della performance operativa e della generazione di cash flow di Peugeot nel 2010, anche se il rating del costruttore resta frenato dalla sua diversificazione geografica limitata. Moody's ha definito improbabile un upgrade nel breve-medio termine. Per Renault, il cambiamento di outlook è legato alla ripresa più rapida del previsto della metrica finanziaria del gruppo. Moody's indica anche che un aumento del rating potrebbe essere possibile nei prossimi 12-18 mesi, se Renault dimostrerà di essere capace di migliorare la propria performance nei suoi mercati chiave e se registrerà una sensibile ripresa della sua performance operativa. La decisione di Moody's coinvolge circa 4,6 miliardi di euro di debiti per Peugeot e 5,1 miliardi per Renault.

A Piazza Affari è alta la soglia di attenzione su Fiat (-0,35% a 7,12 euro), domani a Palazzo Chigi è atteso l'ad della casa automobilistica, Sergio Marchionne per un incontro con il premier, Silvio Berlusconi. Un appuntamento reclamato da più parti, dopo le recenti dichiarazioni rilasciate dell'ad del Lingotto su una possibile fusione con Chrysler e l'ipotesi del trasloco della casa automobilistica a Detroit, che ha sollevato non poche polemiche. All'incontro saranno presenti anche i ministri dell'Economia Giulio Tremonti, dello Sviluppo economico Paolo Romani, del Lavoro Maurizio Sacconi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Oggetto della riunione saranno lo stato di attuazione e le prospettive del progetto Fabbrica Italia e l'evoluzione dell'integrazione tra Fiat e Chrysler: in sostanza, la fusione tre le due case automobilistiche e, appunto, l'eventuale trasferimento del quartier generale Oltre Atlantico. Eppure secondo gli analisti finanziari Marchionne fa bene a concentrare i propri sforzi dove le opportunità sono maggiori.

La migliore chance per sopravvivere in Europa per Fiat potrebbe essere quella di alimentare il successo della Chrysler. E questo è difficile da fare da Torino. Lo ha scritto qualche giorno fa anche il Wall Street Journal, sottolineando che le parole di Marchionne, su una fusione fra le due società con quartier generale negli Stati Uniti hanno innescato un furore nazionalista in Italia, dove la Fiat ha sede. Arrivando poco dopo la vittoria di Fiat sul sindacato - ha notato il Wall Street Journal in un articolo dal titolo Tentazione Detroit per Fiat - le affermazioni sono state certamente interpretate male. Ma quello che dà alle parole di Marchionne la loro vera forza è probabilmente il fatto che non abbia detto niente di più che la verità. Al di là delle polemiche, su un punto tutti sono d'accordo l'eventuale spostamento della testa del gruppo Fiat a Detroit potrebbe avvenire solo dopo la fusione tra il Lingotto e la Chrysler.

L'accordo del 30 aprile 2009 che sancisce l'alleanza tra la casa torinese e quella Usa non la prevede, ma Marchionne ha parlato della questione più volte. I tempi li ha indicati lo stesso ad della Fiat quando ha ipotizzato un'entità unica nei prossimi due o tre anni. Tre anni vuol dire 2014, anno in cui termina il piano Fabbrica Italia. Adesso però Marchionne ha sparigliato le carte: non ha escluso che, già entro quest'anno, la quota possa essere portata al 51% acquisendo quindi anche l'altro 16% (a pagamento), perché le risorse ci sono. dati usciti dal bilancio 2010 parlano chiaro. Il Lingotto ha chiuso l'ultimo esercizio è con numeri migliori delle previsioni. Ecco perché in molti sul mercato si aspettano che l'Ipo di Chrysler potrebbe arrivare a novembre.
 
In realtà il futuro di Fiat non si gioca solo Oltreoceano, negli Stati Uniti. Il tavolo da gioco è più complesso e si snoda lungo quattro nodi strategici su cui potrebbe essere articolata la presenza di Fiat nel mondo, in futuro, dopo una integrazione con la statunitense Chrysler: Torino per l'Europa, con Polonia, Serbia, Turchia e Russia; la Detroit di Chrysler per il mercato del Nord Europa, con Canada e Messico; Betim in Brasile per il Sud America, con l'Argentina; la sede di Pechino e lo stabilimento che sta nascendo in Cina a Changsha per l'Asia, con l'India. Per gli esperti di mercato il contesto non è semplice, ma Fiat si ritaglierà spazio in Borsa grazie alle operazioni di M&A che potrebbero delinearsi all'orizzonte e grazie a nuove alleanze in incubazione.
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