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Moody’s, ecco le ragioni che spingono le banche a diventare grandi – 2

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Secondo l’agenzia di rating, il principale interrogativo sollevato dall’accelerarsi della riconfigurazione dei settori bancari nazionali europei è se il processo di concentrazione hanno un risvolto favorevole per il merito di credito e, più precisamente, se e in quale misura le dimensioni hanno rilevanza per la solidità finanziaria delle banche. A questo riguardo Moody’s fa professione di un certo agnosticismo. Da un lato le concentrazioni possono comportare rischi e sfide; dall’altro banche di dimensioni minori con una posizione di mercato ben mirata e disciplinata possono ottenere rating molto elevati. “In sintesi una delle questioni cruciali è se le concentrazioni sono basate su valide motivazioni economiche oppure rispecchiano meramente una strategia da circolo vizioso: le banche assumono un atteggiamento predatorio semplicemente perché non vogliono diventare una preda”, spiega Pierre Cailleteau. “Dal punto di vista del rating, l’esito delle operazioni di concentrazione nel settore bancario è generalmente favorevole per gli istituti di credito acquisiti e neutrale o cautamente favorevole per le banche acquirenti”, prosegue Henry MacNevin, direttore denerale di Moody’s Italia e coautore del rapporto. Nel complesso, aggiunge Henry MacNevin, le concentrazioni in seno a un dato mercato sono considerate più favorevolmente in una prospettiva a lungo termine. Per quanto riguarda la gestione del rating, Moody’s ritiene che le immediate ripercussioni finanziarie debbano essere soppesate in rapporto a questo favorevole potenziale di lungo termine, soprattutto quando le operazioni di concentrazione poggiano su valide strategie e sono guidate da un management affidabile.