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Moody’s declassa 15 banche mondiali

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Sono 15 in totale le grandi banche internazionali declassate da Moody’s. Termina così la revisione da parte dell’agenzia Usa avviata lo scorso 15 febbraio, nella quale aveva preannunciato la possibilità di un taglio del merito di credito.
 
I rating di quattro istituti di credito sono stati abbassati di un gradino, dieci di due livelli. Il taglio maggiore è quello subito da Credit Suisse che ha visto il rating scendere di ben tre notch, da A1 a Aa1. Nella morsa di Moody’s sono finite le banche americane: Goldman Sachs da Aa3 ad A2, JPMorgan da Aa1 ad Aa3, Morgan Stanley da A1 ad A3, Bank of America da A2 ad A3 e Citigroup da A3 a Baa2. Ma anche una folta schiera di istituti europei, tra cui Hsbc, Deutsche Bank, Société Générale, Royal Bank of Scotland, Crédit Agricole, Ubs e Bnp Paribas. E Royal Bank of Canada.

In una nota diffusa in tarda serata Moody’s ha spiegato che “tutte le banche declassate hanno una significativa esposizione alla volatilità e al rischio di elevate perdite inerenti alle attività sui mercati dei capitali”. L’agenzia di rating ha inoltre sottolineato che le prospettive per quanto concerne profitti e crescita si stanno deteriorando guardando al lungo termine.
La mossa di Moody’s era attesa da tempo e non coglie di sorpresa nessuno visto che a metà marzo c’erano state già le prime bocciature: la giapponese Nomura e l’australiana Macquarie.

Alcune banche rispondono dopo il declassamento
Post declassamento sono arrivati i primi commenti di alcune banche coinvolte, tra cui Morgan Stanley che in una nota ha dichiarato che “sebbene il taglio sia migliore rispetto a quanto ipotizzato in un primo momento, non riflette pienamente le azioni chiave strategiche intraprese negli ultimi anni”.
Più secca la replica di Citigroup che bolla come “arbitraria e ingiustificata” la decisione dell’agenzia di rating. La banca newyorchese ha espresso così il suo disaccordo: “Citi è in forte disaccordo sull’analisi di Moody’s del settore bancario – si legge nella nota – e ritiene che la sua bocciatura sia arbitraria e ingiustificata. L’approccio è arretrato e non riesce a riconoscere la trasformazione di Citi nel corso degli ultimi anni, la forza e la diversificazione delle attività e i miglioramenti sostanziali nella gestione del rischio, nei livelli di capitale e liquidità”.