Moody's colpisce anche l'Irlanda: mkt senza direzione nel giorno delle scadenze tecniche

Inviato da Micaela Osella il Ven, 17/12/2010 - 09:54

Mattinata all'insegna della prudenza per le principali Borse del Vecchio continente che risentono delle triplici scadenze tecniche. Parigi segna un +0,35% a 3.902 punti, Londra guadagna lo 0,11% a 5.888 punti, mentre Francoforte sale dello 0,15% a 7.024 punti. Giù Madrid (-0,20% a 9.990 punti). A Milano il Ftse Mib dopo un avvio in tenuta scivola sotto la linea della parità e in questo momento perde lo 0,18% a 20.329 punti.I timori del mercato sul debito della zona euro che hanno appesantito il sentiment nelle ultime sedute trovano nuovo alimento dal downgrade di Moody's sull'Irlanda di questa mattina.

L'agenzia Moody's ha tagliato di ben cinque gradini il rating del debito pubblico irlandese, che è così sceso da Aa2 a Baa1. Secondo Moody's, la revisione del rating è dovuta ai problemi del sistema bancario irlandese, la crescente incertezza sul futuro economico del Paese e il calo della solidità finanziaria del governo. L'agenzia ha spiegato come l'intervento odierno - che assegna un outlook negativo sul debito sovrano di Dublino - sia in linea con la valutazione proposta lo scorso 22 novembre, in cui si preannunciava la possibilità di un taglio di più livelli, che tuttavia avrebbe lasciato il rating dell'Irlanda nella categoria degli investimenti.

Moody's evidenzia il rischio per le finanze pubbliche da una crescita minore o da costi di salvataggio del sistema bancario più alti del previsto. In particolare i 50 miliardi di euro che saranno destinati a interventi nel settore bancario, ricorda l'agenzia, rappresentano il 32 per cento del Pil irlandese. Quanto alle misure di austerità per riportare il deficit annuo al 3 per cento del Pil, Moody's evidenzia l'impatto sulla crescita che avranno i tagli alla spesa pubblica che nei prossimi 4 anni ammonteranno a 15 miliardi di euro (pari al 9,5% del Pil). Ciò nonostante, il rapporto debito/Pil di Dublino dovrebbe balzare dal 66% dello scorso anno al 120 per cento già nel 2013, un livello che arriva al 140 % se si considerano i debiti dell'agenzia nazionale per la gestione del debito (Nama), completamente garantiti dal governo.

Al tempo stesso tuttavia l'agenzia sottolinea la "competitività dell'economia e lo scenario fiscale favorevole alle aziende", supportando quindi l'insistenza del governo di Dublino nel non cedere alle pressioni internazionali per un rialzo della tassazione al 12,5 per cento per gli investimenti. Nelle sale operative segnalano che "ci sono relativamente pochi dati fondamentali in agenda questa mattina". "L'ultima settimana intera di trading dell'anno per molti mercati sembra dunque impostata per chiudersi non con uno schianto, ma con una lagna", ha detto Ben Potter, research analyst di IG Markets.
 
La crisi del debito sovrano resta in primo piano. I capi di stato e di governo dell'Eurozona per cementare l'accordo a 27 chiamati a modificare il Trattato Ue si sono detti pronti a fare ciò che è necessario per assicurare la stabilità dell'Eurozona nel suo insieme. Il meccanismo permanente anti-crisi avrà un adeguato supporto finanziario. Si sono impegnati tutti a portare i deficit pubblici sotto il 3% del pil al più tardi entro il 2013.
 
E' questa la dichiarazione politica circolata nella prima serata della conclusione del vertice Ue con la quale i governi cercano di ovviare alle divisioni emerse negli ultimi giorni sul raddoppio della dotazione finanziaria del meccanismo anti-crisi (rispetto all'attuale tetto di garanzie fino a 440 miliardi di euro), ipotesi respinta sia dalla Germania che dalla Francia. Della due giorni del Consiglio Europeo alcuni economisti sono rimasti delusi. Per Frank Engels di Barclays Capital la maratona del Consiglio Ue è l' ennesima occasione mancata per calmare mercati.
 
"Riteniamo che i mercati potrebbero essere delusi dalla mancanza di dettagli sul Fondo permanente anticrisi e dal silenzio che riguarda tutte le altre proposte ancora aperte e che sono state discusse nel summit, come l'ammontare del EFSF e gli Eurobond. Dal comunicato inviato dal Consiglio tuttavia - segnala però Engels - emerge la volontà degli stati membri dell'Unione europea di muoversi in maniera compatta per salvaguardare la stabilità dell'area euro e della stessa moneta unica".
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