Moody’s allerta i mkt sul pericolo Spagna, per Barroso necessarie manovre in Eurolandia

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L’allerta di Moody’s sulla Spagna innervosisce i mercati europei. Il settore bancario – specialmente quelli spagnolo – capitola, facendo risalire il premio al rischio dei governativi emessi da Madrid. L’agenzia di rating ha messo questa mattina sotto revisione il rating della Spagna a Aa1 per un possibile declassamento, citando la vulnerabilità del paese di fronte agli elevati impegni di finanziamento dell’anno prossimo. Vulnerabilità, sottolinea Moody’s, amplificata dalla fragile fiducia del mercato.


Da qui è partita una nuova carica sugli spreads. I rendimenti sul decennale spagnolo salgono di circa 10 punti base al 5,657%, ampliando il differenziale con i bund tedeschidi circa sette punti a 260,5 punti. “E’ un’altra notizia negativa per la Spagna dopo il balzo dei rendimenti nel collocamento dei titoli di Stato di ieri”, segnala Niels From, chief analyst presso Nordea Bank a Copenhagen. “La Spagna è ormai sempre di più sulla strada che la condurrà tra i Paesi che stanno cercando di mettere in ordine i propri conti da sola”. Moody’s ha calcolato che avrà bisogna di circa 25 miliardi di euro per la voce ricapitalizzazione. Nello scenario peggiore la cifra potrebbe lievitare a 90 miliardi di euro.

 

La Borsa di Madrid lascia sul campo quasi due punti percentuali. Il riacutizzarsi delle tensioni sul rischio sovrano dell’area euro penalizza comunque tutto il comparto finanziario di Eurolandia in generale. La Spagna non è, infatti, l’unico Paese del Vecchio Continente ad essere guardato con sospetto dal mercato. Lo dice a chiare lettere nel suo intervento all’Europarlamento alla vigilia del vertice Ue che si terrà domani e venerdì a Bruxelles, il presidente dell a Commissione europea, Josè Manuel Barroso. In molti Paesi Ue le attuali condizioni delle finanze pubbliche “pesano molto sulla futura sostenibilità” dei conti e “richiedono misure correttive”. Dal Consiglio europeo, ha detto Barroso, deve essere lanciato “un segnale di unità, solidarietà e inequivocabile sostegno al progetto europeo”.

 

Ma per affrontare le sfide poste dalla crisi dei debiti sovrani e da quanto accaduto in Grecia e Irlanda, occorre attuare “profonde riforme”. In questo contesto, ha detto ancora il presidente della Commissione, una “governance economica reale ed europea è una precondizione indispensabile”. Così come è necessario “il consolidamento” delle finanze pubbliche. La crisi dei debiti sovrani è tutt’altro che passata e – come sottolineato nel rapporto trimestrale sull’Eurozona della Commissione Ue – la zona euro resta esposta ai rischi di contagio, con alcuni Paesi che potrebbero presto seguire la sorte di Grecia e Irlanda.

 

Non solo Portogallo e Spagna, ma anche il Belgio, a cui Standard & Poor’s ha inviato ieri un chiaro messaggio deve guardarsi le spalle: se il Paese non si darà subito una guida – a sei mesi dalle elezioni dello scorso giugno è ancora atteso un nuovo governo – il rating verrà tagliato. Perchè “un’incertezza politica così prolungata nuoce alla reputazione della solvibilità di un Paese”. A Roma il peggio è stato scampato, per il momento. Il governo guidato da Silvio Berlusconi ha ottenuto ieri la fiducia sia alla Camera sia al Senato. “Il margine ridotto di vittoria alla Camera, dove i voti favorevoli sono stati 314 contro 311, non rimuove però i dubbi sulla tenuta del governo negli ultimi due anni di mandato elettorale né sulla necessaria solidità per prendere i necessari provvedimenti nell’attuale fase”, commentano gli analisti di Intermonte. “Ad oggi le elezioni in primavera sembrano lo scenario più probabile rispetto ad un allargamento della maggioranza”.

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