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Monti prepara il piano taglia debito, per ora non si toccano le quote in Eni, Enel e Finmeccanica

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L’obiettivo principale del Governo da qui fino alla fine del 2012 è stato fissato: abbattere l’enorme debito pubblico, arrivato ormai a sfiorare i 2.000 miliardi di euro. Dopo la riforme delle pensioni e del lavoro e la spending review, l’esecutivo guidato da Mario Monti si concentrerà quindi sulla montagna del debito. Le ricette per abbattere il debito pubblico saranno inoltre al centro dei programmi dei vari schieramenti politici, che da settembre inizieranno la lunga campagna elettorale in vista delle politiche previste nella prossima primavera. In più c’è la pressante richiesta di Bruxelles: tagliare di un ventesimo all’anno la parte del debito che eccede il 60% del Pil.

Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha già posto le basi per l’abbattimento del debito, ovvero un piano di dismissioni di beni pubblici per 15-20 miliardi di euro l’anno anche grazie all’intervento dei fondi creati dal Demanio e dalla Cassa Depositi e Prestiti. Sul tavolo di Monti è inoltre arrivata la proposta ideata da Giuliano Amato e Franco Bassanini, il presidente della CDP. Il piano, ideato con l´appoggio del Centro studi Astrid, prevede un incasso di 178 miliardi di euro entro il 2017.

L’idea Amato-Bassanini è articolata in sei mosse, come riportato ieri dal Corriere della Sera: cessione di immobili; capitalizzazione delle concessioni, ad esempio le lotterie; valorizzazione delle partecipate statali; imporre agli enti previdenziali degli ordini professionali di incrementare i loro investimenti in titoli di Stato a lunga scadenza; maggiore recupero dei capitali portati illegalmente in Svizzera; incentivi ad allungare le scadenze medie del debito pubblico.

Il Governo non è rimasto fermo in questi mesi ma da settembre ci sarà sicuramente un’accelerata sul fronte del debito pubblico. Intanto è già stato avviato il passaggio dal Tesoro alla CDP delle quote di Fintecna, Sace e Simest che dovrebbero portare circa 10 miliardi di euro nelle casse dello Stato. A breve verrà inoltre  definita la lista dei primi cento immobili dello Stato da parte dell’Agenzia del Demanio. In questa lista dovrebbero far parte molte caserme.

Un altro capitolo dell’operazione riguarda le 6.800 società controllate da Comuni, Province e Regioni. Il grosso riguarderà le circa 4.800 aziende possedute dai Comuni. Come già ribadito dal premier Monti, dal piano di dismissioni staranno invece fuori le quote possedute dallo Stato nei colossi pubblici quotati a Piazza Affari: Eni, Enel e Finmeccanica. Anche perché in questo momento vorrebbe dire svendere i gioielli pubblici.