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Monte dei Paschi di Siena: prosegue la parabola ribassista, allo studio la formula per la conversione bond-equity

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Partenza acciaccata per Piazza Affari, dove prosegue la parabola ribassista del settore bancario. Gli investitori sono particolarmente scettici sul Monte dei Paschi di Siena, che dopo neanche un’ora dal via alle negoziazioni cede oltre tre punti percentuali.

I riflettori sulla banca senese sono accesi da mesi ormai, ma le ultime vicissitudini legati alle dimissioni dell’amministratore delegato Fabrizio Viola prima e del presidente Massimo Tononi poi, hanno contribuito a riaccendere la volatilità.

Il board ha nominato nella riunione di mercoledì Marco Morelli nel ruolo di nuovo Amministratore delegato, mentre è ancora aperta la corse per la poltrona di presidente. Indiscrezioni fatte circolare in mattinata dal quotidiano La Repubblica, vedono Fabrizio Saccomanni nella rosa dei possibili candidati.

Intanto prosegue lo studio sulla formula migliore da usare nella ricapitalizzazione dell’istituto, ormai slittata al 2017, quando sarà a disposizione degli investitori il bilancio 2016 e un piano industriale dal quale poter rilanciare sulle strategie future. Infatti, secondo recenti sondaggi condotti dall’agenzia Reuters, gli investitori istituzionali sarebbero riluttanti a sostenere il terzo aumento di capitale in tre anni, alla luce dell’enorme mole di crediti deteriorati che pesa sui conti della banca.

Proprio sui 27 milioni di sofferenze in bilancio prendono corpo le maggiori incertezze, legate principalmente al nodo della definizione del prezzo di cessione del pacchetto. Il piano presentato dall’ormai ex Fabrizio Viola ipotizzava un valore di cessione del 33%, ma se la percentuale fosse inferiore, questo aumenterebbe l’ammontare di capitale necessario per la ricapitalizzazione, ad oggi stimato in 5 miliardi.

Il management starebbe valutando il “modello greco” per l’operazione di ricapitalizzazione, che prevedrebbe un collocamento tipo “private placement” presso gli investitori istituzionali per l’80% e un’operazione di swap volontario bond-azioni per il restante 20% dei capitali.

Su quest’ultimo punto rimane il nodo di come convincere gli obbligazionisti a convertire i propri titoli in azioni. E’ allo studio una conversione con “quorum” di adesione, al di sotto del quale la conversione sarebbe automatica per tutti.