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Monte dei Paschi di Siena: debacle a Piazza Affari dopo i conti

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Crolla Monte dei Paschi di Siena sulla Borsa di Milano dopo aver presentato al mercato un “bilancio di svolta“, come definito dall’amministratore della banca senese, Fabrizio Viola ma che è costato a Rocca Salimbeni un rosso shock nel 2012 di 3,17 miliardi di euro. La perdita-monstre è attribuibile a rettifiche su crediti per 2,7 miliardi e alla contabilizzazione delle perdite sui prodotti strutturati, operazioni su cui sta indagando la Procura della città toscana. L’azione sul Ftse Mib è vittima di continue sospensioni al ribasso e al momento registra un calo teorico del 10,2% a 0,166 euro.

Duri, come prevedibili, i giudizi giunti questa mattina da parte degli analisti. Exane ha tagliato il prezzo obiettivo sul titolo del Monte dei Paschi del 44% a 0,10 euro confermando il giudizio underperform. Per gli esperti francesi, Mps non sarà in grado di liberarsi dal sostegno statale, verso cui ha un debito di 3,9 miliardi di euro, prima del 2019 e conseguentemente distribuire dividendi fino ad allora.

Sforbiciata anche da parte di Deutsche Bank che ha ridotto il target price su Rocca Salimbeni a 0,15 euro dai precedenti 0,18 euro, mantenendo la raccomandazione sell, in scia ai deludenti risultati causati dallo “sforzo” messo in atto dal management per invertire la rotta. Non aiuta, fa notare la banca d’affari tedesca, l’incertezza politica italiana oltre al fatto che Mps rimane molto sensibile a qualsiasi peggioramento del rischio sovrano del Paese.

Kepler ha ridotto il target price sull’istituto di credito a 0,13 euro dai precedenti 0,22 euro con giudizio reduce, sottolineando la perdita trimestrale superiore alle attese: 1,59 miliardi contro una previsione decisamente migliore di 331 milioni di euro. Giù anche le stime sui ricavi in media del 12% e dell’85% sul risultato operativo netto. Unica nota positiva, sottolineano gli esperti, riguarda l’inaspettato tasso di deducibilità delle cedole sui bond del Tesoro che ha portato alla riduzione del costo da un iniziale 9% al 6,5% nel 2012-2013 e dal 9,5% al 6,9% nel 2014-2015, con un risparmio cumulato di 363 milioni in quattro anni.