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Il Monte dei Paschi accelera sull’aumento di capitale, Cda convocato a sorpresa

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E’ una giornata decisiva per l’aumento di capitale targato Monte dei Paschi, che ha convocato per oggi pomeriggio un Cda con all’ordine del giorno il tema della ricapitalizzazione. La scorsa settimana i broker non hanno mostrato dubbi: l’istituto senese ha bisogno di capitali freschi per 1,5-2 miliardi di euro. “L’ammontare sembrerebbe anche maggiore di 2 miliardi di euro”, azzarda un analista di una primaria banca italiana contattato da questa testata. Rocca Salimbeni deve ripagare al Tesoro 1,9 miliardi di euro di Tremonti Bond, sottoscritti a fine 2009, che costano 160 milioni di interessi all’anno.
 
I tempi stringono e la decisione sull’aumento avrebbe subito un’accelerazione dopo l’incontro tra le maggiori Fondazioni bancarie e il ministro Tremonti, avvenuto mercoledì scorso a Roma. Il titolare del Tesoro ha di fatto sbloccato l’empasse, dando il via libera all’ente toscano di indebitarsi fino al 20% del suo patrimonio netto (5,53 miliardi di euro). Tremonti aveva sempre ribadito che il capitale delle Fondazioni non dovrebbe essere troppo concentrato sulle banche, ma la situazione si è capovolta negli ultimi mesi.
 
Una conferma è rappresentata dal plauso di Draghi sugli aumenti di capitale appena varati da alcune banche italiane (2 miliardi il Banco Popolare, 1 miliardo Ubi Banca, 5 miliardi Intesa SanPaolo) in quanto, secondo il governatore di Bankitalia, permetteranno di fronteggiare il peggioramento dell’asset quality registrato in questi anni sia in Italia che in Europa.
 
La Fondazione Mps, avendo in portafoglio il 55,48% del Monte, è senza ombra di dubbio il maggiore interessato all’aumento della banca guidata da Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, che vogliono chiudere la partita prima del 29 aprile, giorno dell’assemblea per il bilancio. La linea dell’ente toscano, presieduto da Gabriello Mancini, è quella di restare sopra il 50% del Monte. Tradotto: se l’aumento dovesse essere fissato a 2 miliardi di euro, la Fondazione dovrebbe sborsare circa 1 miliardo. Una cifra notevole visto il periodo di magra in termini di dividendi: dopo le secche del 2009, nell’esercizio terminato lo scorso dicembre la banca ha deciso di distribuire cedole complessive per 167,7 milioni di euro.


Di conseguenza, oltre alla possibilità di ricorrere al debito, sul tavolo della Fondazione senese sono circolate nei giorni scorsi diverse opzioni per sostenere al meglio la sempre più probabile ricapitalizzazione. La Fondazione, infatti, potrebbe anche decidere di vendere le azioni privilegiate Mps di cui è l’unica detentrice, ma “non è facile individuare l’eventuale compratore” segnala un analista di una primaria banca italiana.

Ma l’ipotesi più intrigante e, al tempo stesso, meno probabile riguarda la cessione delle partecipazioni in Intesa SanPaolo (lo 0,42% in carico a 225 milioni di euro), Mediobanca (l’1,93% in carico a 250 milioni) e nella Cassa Depositi e Prestiti (in carico per 90 milioni). L’eventuale cessione causerebbe però forti minusvalenze, visto che la quota in Intesa è iscritta a 4,7 euro per azione (oggi tratta a 2,14 euro), mentre quella in Mediobanca a 15,2 euro (oggi vale 7,29 euro). A Piazza Affari il titolo Mps sembra aver già scontato l’imminente aumento di capitale e guadagna oltre 1 punto percentuale a 0,943 euro.