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Momento chiave per Ftse Mib, Dax e S&P500, tre indici tre storie diverse

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Non è stato un agosto facile quello che si è delineato per gli indici europei, in primis per il Ftse Mib. L’indice tricolore infatti ha passato un ferragosto di fuoco, rompendo livelli importanti di supporto.

 

Interessante notare che se analizziamo tre tra i principali listini internazionali abbiamo tre situazioni che appaiono, almeno per il momento, completamente differenti. Il riferimento è al S&P 500, al DAX e al nostro Ftse Mib.

 

Ftse Mib: persiste nella fase di correzione. Importante il recupero dei 20.500 punti

Partiamo dal listino tricolore. Il Ftse Mib ha dato il primo segnale fortemente negativo il 10 agosto quando, con il break del supporto collocato a 21.122 punti, l’indice ha annullata completamente qualsiasi tentativo di conteggio rialzista. Di fatto dunque il Ftse Mib riafferma la persistenza nella fase di correzione che attanaglia il listino italiano da maggio 2018. Fase di correzione che in realtà sarebbe anche andata a target a 20.500 punti, dove risiedeva un importante livello di supporto. L’indice però non si è fermato superando tale livello e fissando venerdì scorso il minimo Ytd a 20.236 punti.

 

Venerdì scorso la chiusura è stata in hammer, candela che potrebbe generare una fase di ritracciamento del movimento principale, dunque al rialzo. Candlestick però che necessita di conferma, ovvero di una chiusura già oggi (massimo domani) sopra l’apertura di venerdì a 20.494 punti, meglio sopra 20.500 punti, per confermare il tentativo di rimbalzo. Se tale situazione si verificasse, l’indice potrebbe riprendere di mira i 21.000 e i 21.122 punti, ma solo il ritorno sopra 21.122 punti vedrebbe una distensione della situazione da un punto di vista tecnico. Ben lontani comunque da un effettivo recupero di forza che avremo solo al superamento dei 22.500 punti.

 

Diversa e grave si farà la situazione se l’indice non riuscirà a recuperare i 20.500 punti. In tal caso il quadro tecnico si aggraverebbe con primo target di breve la fascia di prezzo compresa tra i 20.000 e i 19.870 punti, dove passa il ritracciamento del 50% di Fibonacci di tutto l’up trend avviato a giugno del 2016. Se anche questo livello non dovesse tenere, l’indice avrebbe spazio per correre verso area 18.700 punti.

 

Difficile fare previsioni per il listino tricolore

 

Purtroppo visto la situazione molto complessa e gli appuntamenti importanti a partire da questa settimana sia a livello nazionale, che internazionale è difficile fare previsioni. Per non contare poi i volumi bassissimi sul nostro indice che rendono più facili movimenti irrazionali e fortemente direzionali (per non dire speculativi). Volumi che infatti, nei mesi di giugno luglio e agosto, sono stati nettamente più bassi della media a dieci anni dei rispettivi tre mesi. Un segnale che ci fa pensare a forte cautela da parte degli operatori istituzionali.

 

Come dicevamo però, a partire da questa settimana, comincia un tour de force pieno di appuntamenti importanti per il nostro listino e non solo. Ricordiamo infatti che questa settimana è prevista la bilaterale (con inizio 22 agosto) tra USA e Cina per trovare (si spera) una soluzione all’impasse della guerra commerciale. Sempre questa settimana vi sarà inoltre la bilaterale UE-Inghilterra, per trovare un’intesa sull’uscita dell’UK dall’Ue. Persiste poi anche la difficile situazione turca, con le agenzie di rating S&P e Moody’s che hanno declassato a spazzatura il merito di credito turco.

 

Ma ciò che rende più debole in questa congiuntura il quadro italiano, e lo si evince non solo dall’andamento di Piazza Affari ma anche dei rendimenti dei Titoli di Stato schizzati a oltre 300 basis point, è soprattutto l’attesa circa l’eventuale revisione del merito di credito dell’Italia da parte delle agenzie di rating. La prima ad esprimersi sarà Fitch il 30 agosto, poi Moody’s il 7 settembre e S&P il 24 settembre. Preoccupa soprattutto il parere di Moody’s che già la scorsa primavera aveva annunciato di aver messo sotto osservazione il nostro debito in vista di un possibile declassamento. Inoltre forte elemento di rischio agli occhi degli investitori è l’appuntamento con la legge di bilancio 2019, attesa per fine settembre e che potrebbe andare a pesare, in base alle scelte del Governo, sulle finanze pubbliche, con il rischio di decidere di sforare i vincoli Ue.

 

DAX: dopo la correzione di agosto tenta il rimbalzo

Diverso il quadro tecnico per il DAX. Un segnale positivo importante, ma che necessità di conferma, è stato il rimbalzo sul supporto statico dei 12.100 punti.

 

Infatti proprio ad inizio di luglio l’indice tedesco potrebbe aver avviato una fase impulsiva rialzista (quindi di medio lungo periodo) che però vede come limite invalicabile proprio il supporto a 12.100 punti. Il break di tale livello annullerebbe anche per l’indice tedesco possibili conteggi rialzisti riportando il DAX nella fase correttiva. Già oggi vediamo che l’indice tedesco sta provando a recuperare la trend line rialzista di lunghissimo periodo (in blu nel grafico), ovvero quella descritta dai minimi di febbraio e giugno 2016, poi confermata a marzo e giugno del 2018. Questo sarebbe un primo segnale molto positivo, con ulteriore conferma sul recupero di 12.500 punti. In tal caso potremmo assistere ad un ritorno sui 13.000 punti e superiori.

 

Sarebbe invece un brutto segnale tecnico il break in chiusura dei 12.100 punti con primo target 12.000 e poi 11.800 punti.

 

Dunque l’indice tedesco è ancora debole ma con una struttura che, fino a prova contraria, sembra meglio impostata rispetto all’indice italiano.

 

S&P 500: tutta un’altra storia, punta i massimi storici

Mentre in Europa i principali indici sono in fase di affanno, gli indici USA continuano la corsa. Il Nasdaq rimane ancorato ai massimi storici, pur con qualche segnale di momentum in indebolimento, mentre l’S&P 500 è praticamente tornato sui massimi storici, dopo la correzione registrata nel primo trimestre del 2018.

 

L’indice S&P 500 infatti prosegue lungo il canale rialzista disegnato a partire dai minimi del 2 aprile di quest’anno. L’indice americano dunque per ora rimane in una fase di forza, il cui primo test importante sarà a breve proprio sul raggiungimento del massimo storico a 2.872 punti. Di conseguenza i livelli da monitorare sono al rialzo il su citato, mentre al ribasso abbiamo prima il supporto dei 2.800 punti e soprattutto quello dei 2.700 punti. Il break del massimo storico aprirebbe le porte ad ulteriori rialzi a 2.900 e superiori, mentre l’incapacità di superare tale livello non ci dovrà preoccupare fino alla tenuta dei 2.800 punti. Questo il primo campanello di allarme, visto il passaggio della parte bassa del canale su citato. Nel caso di un break di tale livello si aprirebbero le porte verso 2.740 e soprattutto 2.700 punti. Il break di tale livello sarà il primo segnale importante di debolezza di medio periodo dell’indice americano.