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Molte le ipotesi per l’indagine sul gas, consumatori in allerta

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Le risposte di Eni ed Aem alle indagini aperte dalla Procura di Milano per presunte irregolarità nella misurazione del gas hanno un fattore in comune. In entrambe le comunicazioni societarie viene sottolineata l’assenza di conseguenze per le bollette dei consumatori. Una specificazione dovuta come conseguenza delle poche informazioni ancora disponibili sull’indagine e del complicato sistema della distribuzione del gas in Italia.


Negli impianti di misurazione transitano grandi quantità di gas, con transazioni commerciali riguardanti una pluralità di soggetti quali i trasportatori (a monte e a valle dell’impianto), il gestore dell’impianto, il proprietario, i venditori e gli acquirenti del gas. Si tratta dunque di una ragnatela di rapporti assai intricati. Le fatture al cliente finale sono emesse sulla base di un conteggio volumetrico, determinato cioè dal volume del gas che passa per l’impianto, diverso da quello venturimetrico, basato sulla velocità del gas immesso (l’unità di misura è infatti il mq/h) utilizzato all’ingrosso e che sarebbe al centro dell’indagine.

 

In quest’ultimo caso il conteggio diviene particolarmente complicato e pertanto suscettibile di errore (restando nel campo della buona fede). “A seconda dell’area di provenienza il gas ha un contenuto in Kilocalorie diverso – spiega a Finanza.com Giuseppe Colella, responsabile energia di Federconsumatori – diviene dunque necessaria da parte dei distributori l’applicazione di una formula matematica per la misurazione”. Il caso di un’errata applicazione, e quindi di una rilevazione non esatta delle Kilocalorie in entrata, all’atto della fornitura di dati fiscali costituirebbe la premessa in grado di dare luogo a una frode fiscale. Un’ipotesi come quella delineata non avrebbe comunque nessun impatto sui consumatori. In linea teorica il problema può riguardare sia le società che comprano il gas dall’estero, nel caso dell’Italia principalmente Eni, ma anche i distributori. Destinatari del gas trasportato sono infatti le aziende (ad esempio le grandi aziende metalmeccaniche o siderurgiche) e le aziende di distribuzione, come Aem e Italgas (controllata da Eni), che in Italia sono circa 400 e che sono dotate di misuratori per il gas in entrata.

Secondo quanto precisato da Eni le indagini farebbero riferimento invece a misurazioni su “gas non contabilizzato, che e’ la differenza tra il gas che Eni compra dai propri fornitori e quello che poi rivende ai distributori. Questa differenza, a oggi, rappresenta per la nostra azienda una perdita secca di alcune centinaia di milioni di metri cubi di gas ogni anno”.