Mittal: chi teme l'imperatore dell'acciaio?

Inviato da Redazione il Ven, 03/02/2006 - 10:07
Governi e sindacati di Lussemburgo, Belgio e Francia mostrano una grande preoccupazione per l'offerta di acquisto lanciata da Mittal su Arcelor. Ma l'enorme atomizzazione impedisce ai produttori di ridurre i costi e incrementare il proprio potere negoziale nei confronti dei principali fornitori della materia prima (il ferro), il cui prezzo è cresciuto del 75% nel 2005.

Nelle aree più depresse del Belgio sopravvivono ancora alcune vecchie acciaierie e sobborghi invasi dalle scorie del carbone. A pochi chilometri dalla sede dell'Unione Europea si consuma l'agonia di un settore che non rappresenta più la base per lo sviluppo economico del Vecchio Continente. Mezzo secolo dopo la Dichiarazione di Robert Schuman - che rappresentò l'origine della Comunità economica del Carbone e dell'Acciaio, Belgio, Lussemburgo e Francia hanno già vissuto una serie di crisi a catena dei settori tradizionali che le hanno unite. Ma il cuore dell'Europa teme adesso che l'imperatore anglo-indiano dell'acciaio (Lakshmi Mittal) rastrelli quel che è rimasto del settore siderurgico.

Quando Mittal Steel ha annunciato l'intenzione di promuovere un'offerta pubblica d'acquisto su Arcelor ( azienda che rappresenta il risultato della fusione tra la francese Usinor, la lussemburghese Arbed e la spagnola Aceralia), i primi a manifestare la propria inquietudine non sono stati i dirigenti dell'impresa, bensì i ministri dei governi che conservano quote di partecipazione nell'industria. Il governo belga - che possiede il 2,4% delle azioni di Arcelor - ha chiesto il rispetto dei contratti di 15.000 lavoratori. Thierry Breton, ministro dell'economia francese, ha detto di essere preoccupato per un'Opa dal carattere ostile.

L'esecutivo lussemburghese è il più critico nei confronti dell'iniziativa: in parte per motivi pratici (detiene il 5,6% delle azioni di Arcelor), e anche per motivi sentimentali (il primo ministro Jean Claude Junker è figlio di un operaio siderurgico). Nel 2001 Junker lottò per portare in Lussemburgo la sede del Consorzio paneuropeo, e per il mantenimento di una forma di gestione mista (pubblico- privata). Questo tipo di organizzazione impone che le decisioni vengano prese seguendo il metodo della concertazione (sindacati, governo e impresa partecipano al tavolo delle negoziazioni).

Mittal difende la sua Opa sostenendo che le aree geografiche di competenza del primo e del secondo produttore al mondo di acciaio non si sovrappongono (Mittal si concentra negli Stati Uniti e nei paesi dell'Europa dell'Est, Arcelor in Europa Occidentale). La realizzazione dell'acquisizione porterebbe alla nascita di un gruppo con 320.000 impiegati, ma Mittal ha annunciato che la ristrutturazione dell'industria porterà al licenziamento di 40.000 lavoratori nei prossimi dieci anni. Mittal rispedisce al mittente le critiche mosse dai sindacati, sostenendo che la consolidazione del settore è un elemento necessario per progettare un nuovo boom siderurgico. Il terzo uomo più ricco del pianeta afferma che la nuova organizzazione assicurerà la fusione dei mercati e l'espansione della produzione.

L'agitazione vissuta dal settore siderurgico è una conseguenza diretta della caduta dei prezzi dell'acciaio e della minaccia cinese. Nel biennio 2003- 2004, l'acciaio ha registrato un importante incremento dei prezzi a causa della forte domanda proveniente dal gigante asiatico. Nel 2005 l'acciaio ha sperimentato una caduta delle quotazioni perché la Cina si è gradualmente trasformata in un potente produttore ( con una quota mondiale del 25%). La forza del mercato cinese ha obbligato le imprese del settore a far lievitare le dimensioni per conseguire economie di scala e potere di negoziazione. Allo stesso tempo, il mercato si caratterizza per la forte frammentazione. L'eventuale successo dell'Opa di Mittal su Arcelor darebbe vita ad un gruppo che controllerebbe non più del 10% del mercato globale.

Questa enorme atomizzazione impedisce ai produttori di ridurre i costi e incrementare il proprio potere negoziale nei confronti dei principali fornitori della materia prima (il ferro), il cui prezzo è cresciuto del 75% nel 2005. Gli esperti sostengono che l'Opa potrebbe generare un'enorme pressione all'interno del settore, dando il via libera ad una serie di operazioni di concentrazione a catena. A tal proposito, basti pensare che la 'preda' Arcelor ha appena concluso l'acquisto della canadese Dofasco, dopo una lunga battaglia con il gruppo tedesco ThyssenKrupp. A cura di www.fondionline.it



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