Minute Fed innescano la retromarcia per il biglietto verde

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Fitte vendite oggi sul dollaro all’indomani delle minute della Federal Reserve. Il cross euro/dollaro si è spinto questa mattina fino a quota 1,2769, livello più alto delle ultime due settimane. Ieri i verbali della riunione Fed del 16-17 settembre hanno evidenziato un crescente timore per le possibili ripercussioni del rallentamento della crescita globale e del dollaro forte sull’economia degli Stati Uniti. Per quanto concerne il fattore valuta, un dollaro in ulteriore rafforzamento potrebbe danneggiare l’export statunitense e rendere più difficile il raggiungimento dell’obiettivo di inflazione a due anni.
Nel terzo trimestre 2014 il dollaro si è apprezzato dell’8% rispetto all’euro con il dollar index (dollaro Us contro un basket composto dalle altre principali 6 valute mondiali) salito ai massimi a 6 anni.

La Fed ribadisce quindi l’impegno a mantenere i tassi di interesse bassi per un “tempo considerevole”. Intenzione di non alzare il costo del denaro nel breve confermata ieri da Charles Evans, presidente della Federal Reserve di Chicago, che ritiene rialzi dei tassi a breve controproducenti per la ripresa economica.

“Un altro fattore di estrema importanza è l’interconnessione tra forza del dollaro e domanda interna – commenta oggi Matteo Paganini, analista di Fxcm – . Fino a che quest’ultima non dovesse essere sufficientemente ripartita, la decisione di rimandare un rialzo di tassi trasmettendo in modo chiaro questa intenzione al mercato potrebbe infatti convincere gli investitori che i tassi a lungo rimarranno ancorati a valori bassi per incentivare investimenti che potrebbero riportare le borse sui massimi ed evitare rafforzamenti unidirezionali e senza correzioni del biglietto verde, che potrà coesistere con la sua forza relativa nei confronti delle altre divise senza impattare negativamente sulla crescita Usa soltanto se ci sarà un grado di domanda interna sufficiente a sostenere produzione e l’abbattimento dei costi di importazione”.

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