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Minute Fed: i falchi hanno la meglio. E Goldman Sachs ora scommette su cinque strette nel 2018

Lo scontro con le colombe è tuttavia ancora aperto. Se i tassi a 10 anni sono saliti al nuovo record e i tassi a 30 anni hanno puntato anch’essi verso …

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Scontro sui mercati tra colombe e falchi dopo le minute della Fed. Dalla parte delle colombe Wall Street, che ha interpretato il comunicato della Federal Reserve come “dovish”, dunque a sostegno di un percorso di rialzi dei tassi graduale. Dalla parte dei falchi il mercato dei Treasury, che ha invece scontato subito la pubblicazione dei verbali, scommettendo su strette monetarie più aggressive da parte di Jerome Powell & Co. Interpretazione “hawkish”, ovvero da falco, anche da parte di Goldman Sachs, che non esclude ora la possibilità di ben cinque rialzi dei tassi nel corso del 2018, rispetto ai tre previsti dalla stessa Fed nel suo dot plot.

Qualunque sarà la decisione della Banca centrale americana, per ora si può dire che, nello scontro falchi-colombe, alla fine hanno vinto i primi.

Subito dopo la pubblicazione delle minute, le vendite sui titoli di Stato Usa, già scattate nelle ore precedenti in una settimana caratterizzata da emissioni del valore di $258 miliardi, si sono intensificate, provocando l’immediato balzo dei rendimenti, con quelli decennali che sono volati fino al 2,95%, ovvero al nuovo record in quattro anni.

E’ seguito l’alert su Wall Street che, fino a poco prima dell’arrivo delle minute (alle 20 ora italiana) aveva visto il Dow Jones riacciuffare e superare quota 25.000, con rialzi fino a +300 punti, e che poi ha virato nettamente in rosso, chiudendo in calo dello 0,67%, a 24.797 punti. Lo S&P 500 ha ceduto lo 0,55% a 2.701,33 punti e il Nasdaq ha chiuso in flessione dello 0,22% a 7.218,22 punti.

Detto questo, se i tassi a 10 anni sono saliti al nuovo record e i tassi a 30 anni hanno puntato anch’essi verso l’alto, lo stesso non si è verificato per i rendimenti dei Treasury a due anni, che sono proprio quelli più sensibili alle speculazioni e decisioni attinenti la politica monetaria. E che hanno ritracciato.

Il contrasto è stato spiegato da Bank of America Merrill Lynch, che ha presentato il suo outlook sui tassi mettendo in evidenza come lo scontro tra colombe e falchi sia ancora aperto, anche se i secondi sembrano aver incassato ieri una rilevante vittoria.

Deciso su quel che accadrà in futuro David Mericle, economista Usa senior della divisione di ricerca di Goldman Sachs che, subito dopo la pubblicazione delle minute, ha reiterato l’outlook di quattro strette monetarie nel 2018, facendo notare tuttavia che i rischi sull’economia Usa non sono al ribasso, ma al rialzo, e che dunque ha concluso che, “entro la fine dell’anno, è certamente possibile che la Fed finisca con l’alzare i tassi un’altra volta e arrivare a cinque strette“.

“(La) Fed – ha spiegato Mericle – ha scritto tre rialzi dei tassi nel suo dot plot di dicembre ma, a mio avviso, quella proiezione era già un po’ superata in quel momento e non pienamente in sintonia con le proiezioni economiche (dell’istituto). Ora (il dot plot) sembra ancora più datato, se si considera la crescita degli stimoli fiscali (lanciati con la riforma fiscale di Donald Trump) e il fatto che sia l’inflazione che i dati sui salari abbiano finalmente dato segnali di vita.

Tornando al contenuto dei verbali della Fed, i falchi si sono focalizzati soprattutto sulla seguente frase:

“La maggior parte dei partecipanti ha notato che un outlook più solido della crescita economica ha aumentato le probabilità che un ulteriore rialzo graduale dei tassi sia appropriato”.

E’ stata quella parola, “ulteriore”,  che ha scatenato le speculazioni su nuove strette monetarie.

Allo stesso tempo, tuttavia, nel comunicato si legge anche che “alcuni partecipanti hanno rilevato la presenza di un rischio rilevante che l’inflazione continui a viaggiare a livelli inferiori rispetto all’obiettivo della Commissione (pari al 2%)” e hanno ritenuto di conseguenza che “il Fomc può permettersi di essere paziente”.

Il dollaro ha sbandato anch’esso, e ora è in rialzo nei confronti dell’euro, che scende ulteriormente sotto la soglia di $1,23, a $1,2264. La valuta Usa scende tuttavia sullo yen, attorno a JPY 107,57.

Un altro assist al dollaro e ai tassi sui Treasuries è arrivato qualche ora fa dal governatore della Fed Randal Quarles, che ha detto che il fatto che l’inflazione stia viaggiando un po’ al di sotto del target della Fed non deve impedire futuri rialzi dei tassi.

A suo avviso, il gap tra il livello attuale dell’inflazione in Usa e quello desiderato è “infatti più che probabilmente dovuto a fattori transitori, che si smorzeranno nel 2018, riportando l’inflazione al target”.